All’inizio di questa storia c’è un tipo singolare. Nato a Dublino nel ’23 aderisce all’Ira abbastanza precocemente, ma viene arrestato quindicenne, appena mette piede in terra inglese, mentre trasporta esplosivo per un attentato da fare a Liverpool. Rimpatriato dopo circa due anni di riformatorio, finisce in carcere per aver sparato contro due poliziotti irlandesi in occasione delle celebrazioni della Rivolta di Pasqua del 1916. Rivolta soffocata nel sangue dagli inglesi e che segnò l’inizio della guerra d’indipendenza.
Poi finisce la guerra mondiale, c’è un’amnistia, lo cacciano dall’Irlanda e finisce a Parigi. Qui (ma lo faceva già da giovanissimo) beve come un irlandese assetato di giustizia, fa l’imbianchino e scrive, testi a favore della causa irlandese ed altre cose: romanzi, poesie … Dovessi dire simile a chi, mi vengono in mente Ch. Bukowski e Piero Ciampi, ma non va dimenticato che un suo romanzo autobiografico: Ragazzo del Borstal (Borstal è il riformatorio) venne tradotto nel ’60 da Luciano Bianciardi, un altro che con l’alcol non ci andava leggero e che sognò (dentro un suo romanzo, ma l’indole era quella) di far saltare il ‘Torracchione’. Il romanzo, uno dei più belli della letteratura italiana di quegli anni, si intitola La vita agra; Lizzani ch’era un comunista coi controfiocchi ne fece un bel film, mettendoci dentro tutta la Milano di quegli anni là, compreso Jannacci che canta l’Armando.
Nel 1958 un testo teatrale del nostro dublinese (che si chiamava Brendan Behan) viene pubblicato in irlandese e poi anche in inglese. Anche Behan vive una ‘vita agra’ nonostante i suoi lavori teatrali abbiano un buon successo, in particolare quello di cui diremo, che in inglese si intitola The Ostage, in gaelico An Giall, e che in greco diventa Ènas omiros. In breve, è la storia di un soldato inglese catturato dai ribelli irlandesi e tenuto in ostaggio, appunto, in attesa d’essere scambiato con un militante dell’Ira. Sold out a Londra, New York e in tante altre parti del mondo, anche ad Atene ed anche in Italia dove venne rappresentato nel 1962 dalla compagnia Valli, Falk, De Lullo.
Nella capitale greca però, B. Behan non ebbe mai occasione di andare, lui che pure aveva girato parecchio da un lato all’altro dell’Atlantico. Era, per esempio, andato in Spagna durante il franchismo, e ai doganieri che gli chiesero il motivo della visita rispose: Sono qui per il funerale di Franco. E quando gli obiettarono che il dittatore viveva ancora i suoi giorni rispose semplicemente: Ho tempo, aspetterò.
Ma torniamo all’Ostaggio. Mikis Theodorakis, che negli anni ’50 studiava musica a Parigi, assistette ad una rappresentazione del dramma teatrale proprio nella capitale francese, ne fu entusiasta, lo fece tradurre in greco da Vasilis Rotas, poeta e traduttore di Shakespeare, e infine ne musicò alcune parti. In questa nuova versione l’opera, Enas omiros, appunto, venne presentata ad Atene nell’aprile del 1962.
Del lavoro di Theodorakis esiste una sola testimonianza discografica di produzione italiana intitolata: Mikis Theodorakis canta e dirige L’ostaggio, pubblicata nei Dischi dello Zodiaco nel 1971. Innumerevoli invece le versioni pubblicate in Grecia, in Francia e numerosi altri paesi europei.
I due brani più celebri sono forse proprio le prime due tracce, la prima: Era il 18 novembre e la seconda: Il ragazzo sorridente. La musica di entrambe, infatti, verrà utilizzata da Costa Gavras nella colonna sonora del film Z l’orgia del potere (1969); quanto alla seconda delle due, con un titolo leggermente cambiato (ed un testo profondamente diverso dall’originale greco), essa diverrà uno dei primi ‘cavalli di battaglia’ del celebre Albano Carrisi: Il ragazzo che sorride. Canzone che si colloca nel solco di quella che allora veniva definita della ‘linea verde’ (ecologia/speranza), e che, come altre canzoni italiane del periodo, sembra auspicare, come ha scritto Stefano Pivato, ‘una sorta di palingenesi dell’umanità’ [in: Bella ciao Canto e politica nella storia d’Italia, Laterza].
Nulla più a che vedere, insomma, né con i colonnelli greci, né con l’Irlanda, paese al quale, nello stesso anno in cui Albano canta Il ragazzo che sorride, si rivolge Pino Masi con la canzone I volontari di Bogside, versione italiana di un canto che da lassù proveniva. https://www.youtube.com/watch?v=1-adeTk8aMk
E ritornando infine alle canzoni dell’Ostaggio, ecco un ricordo musicale della Pasqua del 1916 dalla quale eravamo partiti per questo racconto.
Chi non parla della Pasqua, festa di rigenerazione
vanno i ragazzi alla guerra e vanno a farsi ammazzare.
Con coraggio quei magnanimi hanno preso i passaggi
davanti in alto garriva la bandiera della ribellione.

Giunsero diecimila fanti in divisa kaki
per uccidere i ragazzi, ma si fermarono lì.
Con mitragliatrici e tanks, e cannoni a bizzeffe
nessuno di loro ritornò, ma non è nostra la colpa.

Uno contro dieci, così per giorni tenemmo duro
e non passarono le linee, con tutte le armi che avevano.
Ci tirarono gas velenosi e fumogeni
ci bruciarono la capitale proprio come i Tedeschi.

Ammazzarono i nostri capi senza sentire le loro ragioni,
le nostre donne, i bambini inginocchiati davanti a loro.
Di nascosto scavarono fosse e seppellirono i morti,
non presero e non uccisero ribelli, ma semplici fedeli.

Chi non parla della Pasqua, festa di rigenerazione
vanno i ragazzi alla guerra e vanno a farsi ammazzare.

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