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Fra uno scroscio d’acqua e l’altro compare un sole incerto che vincerà le titubanze solo verso l’ora di pranzo, ma la città è discretamente porticata, lo so dall’estate del ’77. Era estate sì, perché a marzo lavoravo e in settembre pure, così che in quelle due diverse stagioni della città felsinea io non fui là, né ci tenevo particolarmente devo dire. Dal cellulare lo squillo di un messaggio; mettendo assieme una mia passione antica ed una non altrettanto appassionante attività recente, mi si chiede se, dopo l’esaltante impresa di Nibali, anche l’esibizione del coro ha saputo pareggiarne la straordinarietà.
Lo spettacolo del giorno avanti (perché di questo si tratta: l’esibizione del coro non è che una parte, per quanto centrale) deve avere un po’ sorpreso i nostri ospiti, non ci conoscevano così bene e per questo, forse, non si aspettavano che avremmo riempito quella ex chiesa sconsacrata non soltanto di note ma anche di tante parole. Applausi, comunque, per quanto sia difficile dire ove finisce la cortesia e inizia la sincera ammirazione.
Io? Discretamente soddisfatto.
Quanto a Nibali – ho risposto – lui ha vinto anche grazie al lavoro di squadra, invece, per quanto possa apparire paradossale, il coro non è ancora una squadra. Il team, per dirla col lessico che oggi tanto si usa, persegue ancora obiettivi fra loro diversi.

Ad majora!

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