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E allora pare proprio fatta, fine mese andremo a Bologna a cantare. Un po’ in piemontese, un po’ in occitano, persino in francese e in italiano.

Quel che dovevo scrivere l’ho scritto, la mia parte l’ho fatta.

Naturalmente è pur sempre possibile un voltafaccia dell’ultimo minuto, ma certamente non il mio, perché il gruppo somiglia un poco alla direzione del PD, in molti storcono il naso ma poi si fa come vuole Renzi. Il ‘nostro’ Renzi ch’è innamorato del controcanto – comunque sia, anche a dispetto dei santi (e delle limitate vocalità dei coristi) – marcia come Attila verso Roma, o come Federico su Milano (se si preferisce la catastrofe), forse vorrebbe arrivar sotto alle Due Torri gridando “Guai ai vinti!” (il vinto sarei io con pochi altri), ma mi sa che non gli riuscirà. L’importante è che non s’avveri il detto: partiti per suonare, tornarono suonati.

Io, comunque, preferisco cose così:
(se serve la traduzione, basta chiedere)

 

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