Tag

“Il disperso di Marburg”, scritto da Nuto Revelli, è un libro di qualche anno fa che narra la laboriosa ricerca condotta dallo scrittore cuneese, dapprima basandosi su alcune “fonti orali” e poi utilizzando “fonti scritte” non facilmente reperibili, per dare identità ad un misterioso soldato tedesco ucciso nei dintorni di Cuneo nel 1944. Soltanto nelle ultimissime pagine si giungerà a scoprire chi era quel “cavaliere solitario”, così definito in quanto era solito percorrere a cavallo, quasi quotidianamente, un tratto di strada nei dintorni della sua caserma, apparentemente senza scopo e senza timore di cadere vittima di un agguato da parte dei partigiani attestati nei dintorni. Passeggiate a cavallo che dureranno, però, non più d’un paio di mesi, in quanto, una mattina, il cavallo rientrerà solitario in caserma senza che del suo cavaliere si ritrovi più alcuna traccia. Altro fatto inusuale è che non vi sia stata rappresaglia da parte dei tedeschi.
Moltissimi anni dopo, Revelli si porrà sulle tracce di quella storia allo scopo di verificare la fondatezza delle “voci” che danno di quel cavaliere, già stravagante per via delle sue cavalcate solitarie, anche l’idea di un tedesco “buono”, gentile con i pochi contadini con i quali talvolta scambiava qualche breve parola. Inutile ricordare come Revelli abbia, in altre circostanze, testimoniato più volte la ferocia degli occupanti tedeschi, e come il fatto in questione si svolga a poca distanza dalla cittadina di Boves, dove tale ferocia fu tristemente nota.
Nella prima parte del libro, grande importanza assumerà il tentativo di stabilire il giorno esatto della scomparsa, elemento indispensabile per risalire all’identità dell’ufficiale scomparso (dai riscontri “orali” pare definitivo che si tratti di un ufficiale ucciso da una piccola pattuglia di partigiani).
A tale scopo risulterà decisiva la testimonianza di un’anziana contadina, la quale ricorderà con esattezza che il fatto accadde un martedì (era giorno di mercato – dirà) del mese di giugno, documentando con precisione tale testimonianza con un esatto ricordo dell’attività che i contadini svolgevano nei campi in quei giorni.
La mia premessa termina qui.
Stamane una donna che conoscevo di vista si è gettata dal balcone schiantandosi sulla neve del cortile interno. Lunghissima malattia con corollario di depressione.
Fra molti decenni, quando tutti noi che leggiamo queste righe saremo della stessa sostanza che più non distingue fra Yorick il buffone, Alessandro il Grande e il re di Danimarca, forse qualcuno s’interrogherà sulla morte della donna di stamane, sulla data. E allora si dirà: – Era pieno inverno, dissero che nevicava.
Questo tempo è scardinato, dice Amleto. E non è colpa della neve.
Torino, 16 marzo 2016.
P.S. 38 anni fa era giovedì e non nevicava.
music on air:

Annunci