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Qualche considerazione sui canti, non senza premettere che non sono un esperto di folklore, né i canti popolari ad esso attinenti sono il mio genere musicale preferito. Amo la musica in generale con alcune predilezioni ben definite che qui è inutile citare.

1) La pesca dell’anello. Testo presente nella raccolta di Nigra (Canti popolari del Piemonte) che ne riporta molteplici versioni testuali, fra le quali va tenuta sott’occhio quella proveniente dalle montagne di Lucca. Va però detto che lo stesso Nigra lascia intendere che la canzone potrebbe essere non solo non piemontese, ma potrebbe avere un’origine non italiana, bensì francese o, addirittura, essere in qualche modo debitrice dell’antica leggenda siciliana di Cola Pesce, il che riporterebbe la vicenda entro i confini nazionali, sì, ma ben lontano dal contesto storico-culturale piemontese. Il canto si ritrova anche nel volume Canté Bergera, curato dall’etnomusicologo Roberto Leydi (Diakronia, 1995), libro che raccoglie e commenta il repertorio di ballate piemontesi riportate da Teresa Viarengo. Qui però, oltre a trovarci di fronte ad un testo in lingua italiana (ragion per cui il richiamo alle versioni raccolte da Nigra pare puramente “contenutistico”), Leydi afferma che la ballata era nota sin dal primo Ottocento come “noto canto veneziano” (avendo molti punti di contatto con la Girometta del teorico e musicista cinquecentesco Joseffo Zarlino), poi diffuso in tutta la penisola italiana, sino in Calabria e Sicilia. Leydi precisa, inoltre, che l’ampia notorietà del canto ne ha determinato successive contaminazioni testuali delle quali fornisce testimonianza in I canti popolari italiani (ed. Mondadori, 1973, pagg. 258-68).
In tempi assai più recenti la canzone è apparsa assai più intrinseca al patrimonio musicale dell’Italia centrale che a quello piemontese o settentrionale, come del resto si può ascoltare qui:

o anche qui:

Ciò non toglie, tuttavia, che in quella che pretenziosamente definisco la mia biografia musicale siano anche comprese versioni differenti del canto, a partire da quelle diffuse negli anni ’70, in epoca di recupero perlopiù “consumistico” del folklore, come questa:

oppure questa:

a quello più recentissimo delle mie vacanze in Salento, sia nella versione “tarantata”:

che in quella più tradizionale:

(segue)

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