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Quella volta che dissi: “Theodorakis, uno che sa mettere in musica anche le sconfitte”, avevo davanti una platea di allievi e di colleghi che, forse, di Theodorakis conosceva a malapena il nome; con l’eccezione di chi, in quegli ultimi tempi, mi aveva spesso visto davanti al computer della vicepresidenza, fra una lezione e l’altra, intento ad ascoltarne le musiche e le canzoni.
Che poi, a dire il vero, quand’è che una canzone la si canta con più partecipazione? Nell’assenza e nelle sconfitte. la “tu querida presencia”, per esempio, è il rimpianto d’una assenza; “io che amo solo te”, mica gliela si canta a tu per tu, ma nell’attesa, nella separazione, o per medicare un doloroso addio. Oppure per riavvicinare lontane e meravigliose vittorie: “sulla sua strada gelata la croce uncinata lo sa / d’ora in poi troverà Stalingrado in ogni città”. Perché anche quando le cose vanno bene, si è superato un problema e non c’è più nulla da rimpiangere (“je ne regrette rien”), o ci si incammina per un’altra e nuova storia, e meglio usare il condizionale: “vorrei tornare nei posti dove son stato / spiegarti di quanto tutto sia poi diverso”.
Insomma, quella volta che dissi: “uno che sa mettere in musica anche le sconfitte”, pensavo a questa canzone qua:
Qui c’è una bella traduzione; ma io credo che anche la versione italiana postata qui sotto (il testo è di S. Tuminelli) restituisca il senso delle speranze perdute di una generazione, vale a dire, appunto, la nostalgia per un tempo nel quale si combatteva per quelle speranze.

(il brano comincia al minuto 15.31)
Anche il testo di Milva (a suo modo) si avvicina al tema delle speranze perdute, ibridandole però col tema amoroso, dove le bandiere e il volto di lei si fondono in una dissolvenza privato/politico che poco convince.
La Milva meglio qua:
Ma meglio ancora l’originale di Endrigo con gli inserti sonori

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