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BREVE RICERCA SU UNA CANZONE “TRISTE”

Osservandone i foto ritratti sulle copertine dei suoi primi 45giri, fiera e diritta come una sorta di corazziere femmina in fototessera, solo Nostradamus avrebbe potuto rivelarci che lei sarebbe approdata, dopo lunga navigazione, sul proscenio di OK, il prezzo è giusto e, di lì, a Strasburgo: deputata.
L’aquila di Ligonchio, per il popolo delle Feste dell’Unità, la vincitrice di tre edizioni del Festival di Sanremo, per gli annali della storia della musica leggera, aveva una bella voce. Mina era un’altra cosa: inarrivabile e “ragazzaccia” anticonformista; ma con Milva, ad esempio, ce la si poteva giocare, anche proprio sulla questione dell’ “impegno” (parola, in quei tempi, usata ed abusata) sul cui terreno la “rossa” si muoveva già da un po’ (complici Strehler, Corgnati ed altri).
E così, dopo essere passata a Sanremo per cantare con Endrigo L’Arca di Noè (1970), un pezzo anomalo per una come lei, la Zanicchi guardò a Theodorakis. E mica uno sguardo distratto: “Caro Theodorakis … Iva” si intitolava il disco. Un long-playing con una dozzina di canzoni fra le più note – allora – del compositore greco. Quest’ultimo, dal canto suo, era fresco di una trionfale accoglienza in Francia, dopo anni di carcere e di torture nelle mani dei colonnelli greci.
Per una certa parte del mondo della musica leggera italiana deve esserci stato, in quel 1970, una sorta di innamoramento per Theodorakis. Eh sì! Perché – pur lasciando da parte altri cantanti (Moustaki, Mouskouri, Papas) che incisero in quegli anni in italiano canzoni di Theodorakis, e senza contare il più rapido di tutti: Albano che incise Il ragazzo che sorride fin dal 1968 – in quel luglio del 1970 uscì anche un secondo Lp, interpretato da Edmonda Aldini, interamente dedicato a Mikis Theodorakis.
Nel disco della Aldini, più nota come attrice, ma già interprete di alcune canzoni del gruppo “Cantacronache”, ci sono alcune canzoni presenti anche nel long-playing della Zanicchi, ma ce ne sono altre decisamente più “impegnate”, intervallate da parole che la Aldini recita allo scopo di testimoniare la situazione della Grecia sotto la dittatura militare. Un disco “militante”, insomma.
Era dai tempi del “sirtaki”, dalla danza di Zorba (1964), che gli italiani non ascoltavano più musica proveniente dalla Grecia; chissà quali ricordi suscitarono, nei ventenni ch’erano partiti per la Grecia e l’Albania durante la seconda guerra mondiale, queste nuove melodie incise dalla Zanicchi e dalla Aldini.
Ma veniamo a noi.
In entrambi i dischi delle due interpreti italiane compare il Cantico dei cantici (Asma asmàton), testo di J. Kambanellis musica di Theodorakis; la versione italiana del testo è di Sandro Tuminelli, noto anche per aver scritto una delle più celebri sigle di sceneggiato televisivo: La freccia nera.
(Molto brevemente, il Cantico dei cantici è il primo di quattro brani musicati da Theodorakis e complessivamente noti con il titolo: La ballata di Mauthausen, con un testo scritto dal poeta e drammaturgo Kambanellis che uscì vivo dai campi di sterminio. L’incisione su disco è del 1966, ma la Ballata fu eseguita già in un tour dell’anno precedente in Unione Sovietica, dallo stesso Theodorakis con la voce di Maria Farantouni).
Io non avevo il disco della Aldini (lo recuperai anni dopo) e non credo, anche dopo l’Arca di Noè, di aver ascoltato la Zanicchi meno che distrattamente. Il mio primo ascolto del Cantico dei cantici in italiano, quindi, credo risalga alla versione che ne diede Milly nel 1972, forse (ma con molta probabilità, più tardi).
Insomma: era una di quelle cose ascoltate e poi rimaste lì, in un cassetto della memoria, e nulla mai al mondo potrà rivelarti il momento in cui la chiudesti lì. Forse riaprii quel cassetto ai tempi della laurea ascoltando Il sopravvissuto di Varsavia di A. Schoenberg e altre cose di Luigi Nono (Ricorda cosa ti hanno fatto ad Auschwitz; etc).
Di certo lo riaprii agli inizi del nuovo millennio, complice l’istituzione del Giorno della memoria. Fu in quell’occasione che masterizzai la mia prima compilation di brani sul tema, nella quale, naturalmente, il Cantico non poteva mancare.
Poi arrivò l’autunno della pensione.

Poi arrivò il coro; ed io la proposi. “Triste. Troppo triste”, risposero.
Oddio, non che le altre …; d’altro canto … è per il 27 di gennaio che cantiamo; non è per Pasqua, né per la Festa della Liberazione.
E così, incassato il rifiuto, mi sono consolato cercando quante più versioni possibili, per coro e per solista, con la certezza che questo è un brano conosciuto in tutto il mondo (e la ricerca su YouTube in qualche modo lo testimonia), la cui bellezza offusca la tristezza di cui pure è permeato.
Di seguito solo alcuni risultati della ricerca:

01 una delle primissime versioni, con Theodorakis che accompagna (anche in voce) Maria Farantouni:

02 versione per coro misto eseguita in un’abbazia svizzera:

03 per voce di baritono e chitarra: https://www.youtube.com/watch?v=FMyCOybmuw8
04 Joan Baez live (molto concentrata sul testo): https://www.youtube.com/watch?v=SeSVp65fI1M
05 Gisela May, attrice ed interprete brechtiana nota in tutto il mondo, canta in tedesco:

06 coro olandese che canta in yiddish: https://www.youtube.com/watch?v=dfUvl-K7SO4
07 Arja Saijonmaa, una delle tante “voci” di Theodorakis, in svedese:

08 Kalliope Nagy, esecuzione ‘minimal’ dall’Ungheria: https://www.youtube.com/watch?v=smBEYLzn6uU
09 Elinoar Moav in ebraico: https://www.youtube.com/watch?v=n3Pta2LkXxg
10 la calda voce della Aldini: https://www.youtube.com/watch?v=dosV1XqsdiE
11 Leoncarlo Settimelli: https://www.youtube.com/watch?v=k2kah8JcmYo
12 la cantano persino gli alpini: https://www.youtube.com/watch?v=b4F8uhfGOdo
13 infine un’esecuzione al pianoforte: https://www.youtube.com/watch?v=dZFy3trMC1k
14 per chiudere ancora con la Farantouni, non più al meglio di sé, nella sua più recente interpretazione: https://www.youtube.com/watch?v=fJEUHQY10Go
Naturalmente ce ne sono molte altre, forse più belle, anche fra quelle non registrate su You Tube.

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