Tag

, ,

Che si nasca per morire è un fatto, … ma intanto divertiamoci. E soprattutto, non sono poi tanto d’accordo sulla formulazione del titolo di quella (peraltro bella) canzone che dice: Moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta. Capisco bene cosa intende la canzone, ma io dico che sia rapida e indolore, invece.
L’OMS fa bene a render note le sue statistiche, ma fino a quando conoscerò personalmente chi e come ha allevato il maiale, almeno un paio di salami all’anno mi piacerebbe continuare a chiederglieli. Quanto al resto, sì, dovrei fumare meno; ma stavolta ci han buttato l’osso delle carni rosse. E, in ogni caso, ricordatevi di fare testamento. E di lì son partite le mie memorie musicali, qui di seguito.

Brassens, ovviamente, il primo: https://www.youtube.com/watch?v=DGs7cZsYYTk
Dichiarazione discretamente serena che riprende l’idea della “morte lenta” e pur tuttavia inevitabile, alla quale giungere, se possibile, con lo spirito un po’ ribelle del ragazzo che marina la scuola. Dopo lo scaramantico accenno al fatto che l’albero dal quale ricavare il legno per la bara dovrebbe essere ancora in piedi, segue un breve richiamo alla compagna d’una vita (le donne muoiono dopo). Si spera che non abbia bisogno di cipolle per piangere lo scomparso, ma c’è anche l’ invito a non trascorrere gli ultimi tempi da sola. A colui che prenderà il suo posto, il futuro defunto lascia ogni cosa sua: stivali, abiti, vino, pipa e tabacco; persino i gatti (che notoriamente se la cavano da soli), ma con la severa minaccia di non maltrattarli, pena la visita notturna di un fantasma vendicatore.

Fra i primi a tradurre Brassens in italiano ci fu Beppe Chierici, la versione linkata è in un disco del ’69, la canzone è quasi certamente precedente, vale a dire siamo negli stessi anni in cui Svampa traduceva Brassens in milanese.
La versione di Chierici, tutto sommato, mi pare piuttosto letterale, anche se, proprio per questo, non mi pare particolarmente riuscita dal punto di vista lessicale; inoltre l’accompagnamento trasforma la canzone in una sorta di marcia che in Brassens non c’era.
Le traduzioni dal francese in milanese o in piemontese, forse riescono meglio. Vediamo.

La traduzione di Svampa è molto bella, con qualche piccolissima licenza qua e là, perché anch’egli si mantiene fedele al testo originale ma senza le forzature lessicali alle quali Chierici è forse costretto.

La canzone di Farassino, in realtà, non può essere catalogata come una versione in piemontese di Brassens (anche solo sul piano melodico, che è diverso). Però, però … Se nella prima parte della canzone Farassino si immedesima nel contadino, nella terra che ha lavorato, nel sudore che ha versato, nella casa costruita con fatica mattone su mattone, e chiede rispetto per tutto ciò; nella seconda parte riprende, invece, i temi già esposti da Brassens, con qualche variazione. Maggior spazio è dedicato alla donna, che viene, per così dire, donata agli amici, purché la si sappia trattare bene (così com’è abituata); oltre a lei, si lascia ampio spazio all’uso dell’orto, a quello delle bocce, dei cani (con cautela, perché ovviamente affezionati al vecchio padrone) e così via. La variante, qui, sono le pipe. Sono le pipe e non i gatti, questa volta, l’elemento esclusivo, quello da non toccare, altrimenti … e il finale ricalca Brassens.
Ciò starebbe a significare che Farassino non deve quasi nulla al cantautore francese? Non direi. Per esempio in quest’altra canzone, dove il tema della morte viene nuovamente affrontato con la consueta leggerezza, il riferimento a Brassens è certo e la versione anche ben riuscita.
Barba Michlin: https://www.youtube.com/watch?v=HZFhBM7ngTA
cfr. Oncle Arcibald https://www.youtube.com/watch?v=g4j8fdXfCjI

Noti sono i crediti che Brassens nutrirebbe nei confronti di De André; qui non se ne parla. Per quel che riguarda Il Testamento, però, inciso dal cantautore genovese nel 1968, il riferimento principale sembrerebbe F. Villon, poiché la canzone è costruito proprio utilizzando lo stesso modello strutturale – vale a dire un elenco di ‘lasciti’ di scarso o nullo valore, a persone amate o odiate – già impiegato da Villon nel suo Petit Testament.

Si aggiungano un paio di Bonus track
Con H. Pagani si passa da Brassens a Brel: https://www.youtube.com/watch?v=t785SLXFzeg
Rimane costante, come nelle precedenti canzoni, il tema della moglie – già fedifraga nell’originale di Brel –  affidata agli amici (qui s’aggiungono il socio in affari e il parroco). Nuovo, nel senso ch’è introdotto da Pagaani, il tema degli interessi economici.

Con Giorgio Conte si arriva sino nella vecchia Unione Sovietica https://www.youtube.com/watch?v=LwlnvErwQ44

e per chiudere, due poesie: https://www.youtube.com/watch?v=rSEGXA4aEQo
http://www.milanesiabella.it/deliotessa_leeldidimort.htm

Annunci