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Avevo sette anni. Mi ricordo che in radio andavano forte le colonne sonore dei film: Scandalo al sole, I ragazzi del Pireo e persino What a sky, un pezzo italiano ch’ebbe più fortuna del film di Maselli nel quale era inserito. Tintarella di luna impazzava, ma la vera rottura (ancor più il testo della musica) fu Il cielo in una stanza che immagino si ascoltasse pochissimo.Seduto sulla sedia del barbiere dissero che somigliavo a Peppino di Capri (forse per via della pessima montatura degli occhiali); presi la cosa malissimo (infatti la ricordo ancora!)
Giusto un mese prima la squadra di calcio del Torino era tornata in serie A e credo che incomincia ad interessarmene allora, senza alcun precedente riscontrabile in famiglia; probabilmente a 11 anni da Superga i giornali enfatizzarono la cosa, ed io ero uno che leggeva. Mancava un mese alle Olimpiadi di Roma e, forse sì, si scrisse molto anche su quell’avvenimento, tant’è che ricordo bene molte medaglie e protagonisti oggi sconosciuti ai più.
Non so che temperature ci fossero, ma per strada faceva caldo, molto caldo. Si cominciò a Bologna ad un comizio di Giancarlo Pajetta. Il governo, come definito dieci anni prima nei documenti del CC, era ancora “oscurantista e clericale”, poi si spostò a destra. Seguirono Genova, Licata, Milano, Roma, Parma, Napoli e Modena.
E naturalmente Reggio Emilia.
A sette anni non ascoltavo Fausto Amodei, che tra l’altro scrisse la canzone mentre faceva il servizio militare. Non so datare il primo ascolto, ma metto qui la versione che in tanti anni mi è piaciuta di più.

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