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Giulio Cesare. Dove Nietzsche e Marx si davano la mano, secondo Venditti (Antonello, e non si creda ad una puntualizzazione inutile).

 
Liceo Giulio Cesare. Una parte della vicenda si svolge lì, però la protagonista non c’è, è in Grecia. Poi torna e l’arrestano. Tutto normale, consequenziale, basta leggere. Non fosse per quel piccolo particolare sul quale si regge poi tutta la storia: la motivazione dell’arresto è per reati connessi al terrorismo, terrorismo nero, e avviene in casa di un noto giornalista di sinistra, padre dell’arrestata. Una sorta di postfazione al vecchio sceneggiato televisivo La famiglia Benvenuti, con quel pizzico di pepe in più che Enrico Maria Salerno e Valeria Valeri (pur se eravamo nel ’68) non lasciavano sospettare.
Come si dice nei film: tratto da una storia vera (anche se poi, non capisco il motivo, alcuni nomi sono quelli reali e altri no).
Una storia vera; ma c’era davvero bisogno di scriverla questa storia?
O meglio: l’autrice ne avrà probabilmente ricavato beneficio, ma pubblicarla perché?
Visto che da un punto di vista letterario non c’è nulla di inedito o di notevole, sembra che la conclusione possa dirsi così: un cattivo padre comunista è peggio di quattro o cinque terroristi neri (alcuni pluriomicidi).
 
https://www.youtube.com/watch?v=_YEiyy5IUGs
 

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