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1° Maggio in via Asti. Mangiato maluccio, diciamolo francamente, ma non si era in trattoria. Né ci consola il pensiero che – essendo andati in quello stesso luogo anche il 26 aprile – 70 anni or sono, molti passarono di là avendo ben altra preoccupazione per ciò che avrebbero o non avrebbero mangiato. Pur tuttavia torna alla mente la bella pagina di Fenoglio, quella che precede l’ultimo capitolo di Una questione privata, quando il giovanissimo partigiano Riccio, mentre è condotto a morire, avendo da poco ricevuto dalla famiglia una torta, invoca sui propri assassini una maledizione se solo uno di essi oserà assaggiarla.
Non la stessa, ma una caserma credo assai simile a quella dove erano prigionieri Riccio e Bellini l’ho conosciuta. Ero al CAR, Centro Addestramento Reclute.

C’era, se lo ricorda, un corteo del Primo Maggio che gli era sfuggito. Era quello del ’75. Perché quella volta non era a Torino ma stava in un posto dal quale non poteva venr via liberamente. Anzi: era lì, assieme ad un muratore bergamasco e a tanti altri che conosceva appena e da pochissimo, perché tutti quelli che conosceva bene se n’erano già andati (fra loro il futuro onorevole varesino), mentre lui era condannato a rimanere lì per 15 giorni ancora proprio perché aveva provato a fuggire anzitempo, e naturalmente l’avevano scoperto prolungandogli la pena. Erano quelle fughe che talvolta riuscivano e talvolta no, perché molto dipendeva da chi faceva il contrappello al mattino; poiché la prima gli era andata bene tentò la seconda e mal gliene incolse.
Quando rientrò a Torino il corteo c’era già stato, e adesso non si ricorda neppure bene se fece in tempo a tornare per il voto oppure no. Oh! Mica un voto qualsiasi, cambiò la faccia della città (e non solo della sua).
Ma forse sì, forse votò: in alto a sinistra.
Il futuro onorevole varesino (che non sta fra i 38 che han disertato l’Italicum), anche lui votava in alto a sinistra, ma forse più per disposizione paterna che per reale convincimento. Al rosso del simbolo in alto a sinistra ancora preferiva il rosso-nero milanista, e solo di quello prevalentemente parlava.
Non c’era, ma se lo può figurare senza difficoltà quello che fu il corteo del Primo Maggio ’75.
Pajetta, Libertini, Pecchioli, Fassino; gli striscioni delle fabbriche; le bandiere dell’FLM; l’Intercategoriale delle donne; le bandiere rosse come tulipani sparsi, pochissime le bianche (verranno fuori tutte, nuove dai magazzini, dopo il marzo ’78); e poi l’altro mezzo corteo: LC; AO; la Quarta Internazionale; la neonata Dp e spezzoni vari. Qua e là, sia davanti che dietro, facce note in città. Il sole.
Ecco: nel corteo di ieri diciamo che non era solo il sole a mancare.
Sul palco, dopo un sindacalista senza verve ( o forse semplicemente stanco) c’eran loro.

Molto brave.

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