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C’era quel disco in cui lei dice: “No carabinieri”, chissà dov’è  finito. Però l’avevo, perché dalla Baez avevamo ascoltato tanta musica. Ci piaceva e bon; nella nostra beata ignoranza non si stava neanche lì tanto a distinguere se si trattava di folk americano, pezzi originali, o rielaborazione di antiche ballate, come questa per esempio, ch’era scozzese e manco lo sapevamo.
https://www.youtube.com/watch?v=6zZy2Q3QY0Q#t=12

Difficile dire se prima della Baez al mio orecchio vennero i Byrds, o se fu il contrario, ma poi non so, ha poca importanza.

Che poi in inglese ero bravino, avrei potuto capire già da allora che non era più lo stesso testo. Mah! Va a sapere, forse se la prof ci avesse stimolati un po’ di più …; ma eravamo agli inizi, primissimi anni della media unificata, forse anche lei era ad inizio carriera …, ci portò a mangiare il gelato da Pepino … Dalla periferia al salotto cittadino, per molti, me compreso, sarà forse stata la prima volta.
Comunque: il disco dei Byrds è del 1966, per me, quindi, terza media. Sì l’insegnante era proprio lei: bruna, alta, meridionale e senza sorrisi. Non ricordo il nome né altro. No, anzi: tradussi per fatti miei una poesia di Emerson che stava sul libro, una poesia sulla libertà. Ma forse erano tempi così: la musica stava in un cassetto, l’inglese (in quanto materia di scuola) stava in un altro, chissà.
Che poi quella canzone dei Byrds fosse, come la precedente Turn, Turn, Turn, una cover ripresa da Pete Seeger che, di suo, l’aveva incisa nel 1954, tutto ciò mi era naturalmente ignoto. Forse non mi era del tutto sconosciuto lui, perché sapevamo, per esempio, che We Shall Overcome l’avevano cantata in parecchi; però … va a sapere. E’ più che probabile che all’epoca non sapessi distinguere fra Woody Guthrie e P. Seeger; senza contare che, di lì a poco, arriverà Arlo Guthrie (col suo Ristorante) e le possibilità di confusione cresceranno ancora. Questa terra è la mia terra; questa confusione è la mia storia.

Passano gli anni e se ne vanno, una dopo l’altra, anche le prof d’inglese (ma questa è un’altra storia). Mettere ordine nell’autobiografia musicale diviene progressivamente più difficile e ultimamente si rimpiange anche il non aver avuto mai una prof di greco. Più difficile del sistemare i libri, perché loro, almeno, stanno lì concreti e disordinati, occupando spazi reali, la musica, invece, affolla soprattutto la testa.

Nel 1978 Maria Farantuni incide un disco con Zulfu Livaneli musicista turco, già collaboratore di Theodorakis e di Hatzidakis. In quel disco, al quale arrivo per via delle mie rincorse alla voce della Maria Farantouni e non certo per mettermi nei guai anche con un’altra lingua ostica, c’è un brano che scopro essere stato inciso anche da Joan Baez (ancora lei!). Il titolo in turco sarebbe KİZ ÇOCUĞU, ma appena arrivo su YouTube scopro che si parla di Hiroshima. Sta a vedere che …
E infatti. All’origine di tutta questa pluriennale cavalcata musicale c’è ancora lui, Nazim Hikmet, il poeta del Mare più bello e dell’Angina pectoris. Il poeta comunista incontrato anni fa. Colui che aveva fornito metà dei testi contenuti nelle Canzoni politiche (1975) di Maria Dimitriadi.

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