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Il primo ricordo vago è quello di uno dei miei zii alla guida di un pulmino Volkswagen, solo che, a pensarci bene, lo zio che possedeva quel mezzo era un altro. E però eravamo almeno in otto, e l’immagine che ho in mente mi vede seduto nei sedili posteriori, unita alla sensazione precisa (quanto può essere precisa una sensazione) che ci fosse ancora qualcuno dietro di me. L’altro ricordo mi rammenta che eravamo nel corso di un viaggio di ritorno verso casa. Ritornando da dove? A bordo di che?
Non lo sapremo mai. Né sapremo mai dare una data precisa a questi ricordi. Diciamo che potevo aver dieci anni? Diciamolo, forse meno che più. Con molta più certezza ricordo mio zio e mia madre intonare questa canzone; è lei che dice a lui: – dai cantiamo quella, perché dei quattro adulti (c’erano anche mio padre e mia zia) credo fossero i soli ad averla conosciuta, diciamo così “dal vivo”.
Io dico che quella fu la prima canzone partigiana che ascoltai.

Qua la storia di Vanna e Stoppa.

Va detto che mia madre, a differenza di mio padre, non amava molto raccontare. In particolare non amava raccontare i suoi anni di guerra, soprattutto i fatti degli ultimi venti mesi che aveva trascorso prima a Torino e poi proprio lì sulla Linea Gotica. Lo dice in una registrazione: – avevamo i tedeschi in casa …, ci sono state delle bruttissime cose …, cose atroci. E così non le ha mai raccontate; le scrisse, mi disse una volta (ero adolescente), ma chissà dove. Mi è rimasto qualche frammento e poi la storia di Sant’Anna di Stazzema, il suo esser là quella mattina, il vecchio che le dice: – stai giù non ti muovere, ecc.; quella vicenda l’ha poi raccontata.
Ma in mezzo ai frammenti c’era un nome e quello sono andato a cercarlo anni fa; un nome che ora non ricordo neanche più. Un coetaneo probabilmente, uno che conosceva da ragazza, uno col quale … chissà? Avrà avuto una storia prima di andare a Torino, prima della guerra? O avrebbe voluto averla?
Uno che aveva fatto una brutta fine, diceva.
Infatti: fucilato dai partigiani (se la microstoria –di parte- funziona).

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