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Le temps file ses jours
l’eau coule sous les ponts,
sur les bords de la Seine
des ombres s’en vont.
Le temps file ses jours,
rien n’a changé ici,
Montmartre et sa bohéme
dorment sous la pluie.
À chaque jour sa sans qu’on y pense,
la vie s’en va emportant nos souvenirs.
Le temps file ses jours
à Paris comme ailleurs
et passent les semaines
et l’espoir se meurt.
À chaque jour sa change
et tous ses pleurs qu’on ne peut pas retenir,
et puis, sans qu’on y pense,
on s’habitue à vivre sans avenir.
Le temps file ses jour,
l’eau coule sous les ponts,
sur les bords de la Seine
des ombres s’en vont.
 
Sto prendendo in considerazione il fatto che fumare meno potrebbe essere salutare.
Il non fumare per niente non credo invece sia risolutivo; non più.

Dopo un caffè. Eliminare una sigaretta dopo aver bevuto un caffè è un po’ come togliere l’Angelo da un quadro che riproduce l’Annunciazione; rimarrebbe una signorina che si guarda attorno con occhi smarriti. Di solito ne consumo da un minimo di 3 ad un massimo di 5.
 
https://www.youtube.com/watch?v=cUhbx8cj57w

Pensavo che la versione francese fosse opera sua, di Tenco; per tutta una serie di motivi mi pareva possibile. Invece no, il testo (che Tenco non segue pedissequamente) è opera di Jacques Chaumelle, autore e compositore che non conoscevo e che risulta assai prolifico negli anni ’60.

Dopo pranzo (o dopo cena). Non ci sono più i pranzi d’una volta che cominciavano col sole e finivano con le stelle, e neppure i matrimoni son così frequenti (poiché anche sposarsi, oggi, non è che abbia tutto ‘sto significato. Non quello, antico, di costruire un futuro, insomma). E tuttavia qualche convivio ancora lo si fa, fra conviventi,  amici di conviventi e commensali aggiunti. Fra una portata e l’altra c’è spesso il tempo di allontanarsi per fumare. Se si è in due o più, può capitare che in quell’angolo appartato il veleno non stia solo in quel che si respira, ma anche nelle chiacchiere scambiate su chi è rimasto seduto. Succede.
Ma al di là di tutto ciò: eliminare la sigaretta dopo il pranzo è come legare Ulisse sotto un ulivo a Itaca, come togliere il mare al capitano Achab.
 
https://www.youtube.com/watch?v=s_Vh-Pqep7M

Restiamo lì, a cavallo fra i ’60 e i ’70. Jacques Chaumelle no, e neppure(sino a tempi più o meno recenti) Hugues Aufray; la canzone invece sì. Ma non tutto è andato come può sembrare. Dylan era Blowin’ in the wind, I tempi stanno cambiando, Con Dio dalla nostra parte … poche altre cose. O forse c’era anche la “Ragazza del Nord” arrivata tramite Baez e non me la ricordo. Ho ben presente, invece, questa versione in francese. Luglio 1970, fra le tende di Taizé, due spagnoli che cantano in francese:  Si tu passes là-bas vers le Nord /  Ou les vents soufflent sur la frontier /  N’oublie pas de donner le bon jour /  À la fille, qui fût mon amour.

Seminari sul mondo come fossimo all’Università, code alla tenda della mensa come in un campo estivo militare, chitarre, flauti e dulcimer la sera. Non escludo ci fosse gente dell’Eta, dell’IRA e anche di Comunione e Liberazione. Come scrissi dopo la tesi: la musica mi ha sempre salvato.

Fumavo già; meno di oggi.
 
Fumo quando leggo,
quando scrivo,
quando ascolto musica (e quanta …).
Quando non ho voglia di parlare e persino quando parlare mi piace.
 

Fumo, Aria, Vento (non quello d’allora: oggi phon)

(lei dovrebbe essere la Hardy).
 
P.S.
Ho scritto così: la musica mi ha sempre salvato.
Lo so, può sembrare una frase idiota; una di quelle a cui gli altri rispondono tacitamente: – ma salvato da che? Ma lascia perdere, ma che cazzo dice questo?
E passano via (perché qualcuno sarà pur passato di qua senza capire, no?). Poi c’è forse chi capisce e non interagisce; bene così.
Forse, paradossalmente, Lidia Ravera mi dà ragione. Non solo siamo più o meno coetanei, ma lei ha fatto il liceo a Torino, quindi …
C’è un suo saggio, che non ho letto e che acquisterò: Né giovani né vecchi; alcuni suoi romanzi mi son piaciuti. Il punto è qui, nell’ultima frase.
Ci siamo svegliati vent’anni fa, ventidue.
Quando il presidente della Democrazia Cristiana è stato ritrovato morto nel bagagliaio di un’automobile?
Quando un nostro compagno-fratello, maggiore di pochi anni, uno che aveva fondato ‘La zanzara’ per dar fastidio alla scuola, è stato ucciso da altri che, anche loro, avevano avuto a che fare, in qualche modo, con le zanzare e con la scuola?
Ci siamo svegliati di soprassalto, in un bagno di parole di cui, all’improvviso, ci pareva d’aver smarrito il senso. E la nostra è una generazione in cui le parole hanno sempre contato più della musica
.”
Già, difficile mantenere l’equilibrio. Ribadisco: la musica mi ha salvato.

(poiché ho estrapolato queste righe da una relazione tenuta all’Università, sarebbe divertente riportare anche il commento in nota, a proposito di quel compagno-fratello maggiore; un innominato sul quale si allude, si ipotizza, si presume … Ma a che servirebbe? Che la scelta fosse musica o parole, eravamo una generazione più colta. E’ un fatto).

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