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Pensavo che Rosamunda fosse una canzone italiana che risaliva agli anni della seconda guerra mondiale; d’altra parte ero pure convinto che Porta Romana fosse cantata soltanto dal Po in su. Sbagliavo.
Di Gabriella Ferri m’ero interessato sempre poco o nulla; ricordavo un vecchio Lp comprendente Tammuriata nera e Dove sta Zazà? (uè maronna mia), ma senza neanche scomodare la scuola di Francoforte, o le polemiche di allora fra Leydi, Bosio e Fo, l’intuito per distinguere l’autentico dal commerciale già c’era. Sarà il dialetto, non so, ma stornelli come questi manco mi facevan ridere. Eppure Wikipedia dice che della Società dei magnaccioni, cantata in coppia con Luisa De Santis alla Fiera dei sogni (programma a quiz di Mike Bongiorno), Gabriella Ferri vendette successivamente oltre un milione di dischi. Poi ci fu anche una bella canzone (questa sì) con Steve Wonder a Sanremo; ma in generale quel suo folk non m’interessò mai troppo.

Passarono gli anni e un giorno lessi un libro di Tabucchi. Lì nel Tristano muore c’era quell’accostamento abbastanza enigmatico fra Rosamunda, Glenn Miller e Schubert. Fatto non inusuale per Tabucchi l’andirivieni di memorie, il gioco di incastri, l’accumulo di dettagli, ma fu quella frase: “Miller è più allegro di Schubert” avvicinata al nome proprio di Rosamunda ad incuriosirmi. Retrocedere dalla versione di Miller a quella originale non fu difficile.
In origine il motivo soltanto strumentale, composto nel 1927 dal ceco Jaromír Vejvoda, si intitolava Modřanská polka, ovvero polka di Modřany un sobborgo di Praga. https://www.youtube.com/watch?v=6BA6Ym8gX20
Qualche tempo dopo divenne canzone e fu pubblicata col titolo definitivo di Škoda lásky, “peccato d’amore”. Deve essere stato un brano assai popolare se è vero – come afferma ancora Wikipedia – che nel corso del 1938, mentre Hitler occupava i Sudeti e qualche mese prima dell’arrivo dei nazisti a Praga (marzo ’39), furono stampati oltre un milione di dischi con la versione in tedesco della canzone. Seguirono poi altre versioni, quella in inglese divenne la “Polka del barile di birra” (Beer Barrel Polka), il che può far pensare che, al pari della celeberrima Lili Marlene, la polka sia stata suonata/cantata sia sul fronte antifascista che (fin che ci fu motivo per farlo) su quello opposto. E fu così, credo, che arrivò in Italia, in una prima incisione dell’orchestra del maestro Cinico Angelini del 1940. https://www.youtube.com/watch?v=kLdW9ayOYuc

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