Va bene, è un simbolo. L’ho sempre venduta così, come in effetti deve essere: ridottosi in miseria per corteggiare invano monna Giovanna a Federigo rimane il falcone simbolo di una nobiltà perduta nelle sostanze ma non nell’animo.
Soltanto oggi, guardando il film, mi sono interrogato: ma come ha potuto monna Giovanna non accorgersi di quel che stava mangiando? Sarà anche per il fatto che in questa famiglia il consumo di carne va decisamente in calando, pur con qualche improvviso ed inaspettato rialzo che, similmente a quelli di Borsa, dipende più dall’estro che da reali contingenze o convinzioni, sarà perché la novella è celeberrima, sarà quel che sarà …, ma quello mi son chiesto. Che, a ripensarci, già Boccaccio: “ preso il falcone e trovatolo grasso” scrive più o meno. Un falcone, unico strumento di sopravvivenza di quel povero cristo, quindi destinato alla caccia quotidiana …, era grasso? Bah! Diciamo che ci sarà stata un po’ di carne attorno alle ossa, e quella povera madre disperata che fa? Scambia la carne di falcone per carne di pollo o di piccione? Certo nella disperazione uno mangia qualsiasi cosa, però …
Senza contare che mancava il finale, il Federico che, sposata finalmente monna Giovanna, unisce le virtù cortesi alla saggezza borghese di lei. Ma è tutta una parte, decisiva direi, della novella che non viene trattata.
Sarà perché oggi casualmente è l’otto marzo, ma Ghismunda non meritava qualche battuta in più?
Quando quello stronzo di suo padre (con sfumature incestuose) la mette sotto accusa per la sua relazione con Guiscardo, Ghismunda, mi ricordo, si fa una di quelle tirate femministe (antelitteram) che furono pezzi d’antologia (quando insegnavo), il film invece abbrevia il monologo e salta anche il particolare del cuore di lui dentro la coppa, se ben ricordo.
Tremate tremate … Calandrino dice “strega” alla moglie, chissà se in quella singola battuta si può cogliere la convinzione dello sciocco pittore che le donne tolgono le virtù alle pietre.
E la polemica antifratesca del Boccaccio? Sta tutta in quella battuta della Cortellesi: -Siam di carne anche noi? In quell’episodio che non riesce neanche ad esser convintamente comico?
Sì certo, Boccaccio rimane “maraviglioso” nei colori, nei costumi, nelle ambientazioni, ma se togliamo la pioggia e il bagno nel lago, pochi i momenti di felicità, troppo il dolore.
E poi, come si diceva a proposito di Federigo degli Alberighi, non c’è neanche più il discorso politico.
Abbiamo perso.
Belle immagini postraffaellite dai postimpegnati.

(Cattivo giudizio il mio, comunque. Perché i Taviani il loro lavoro l’han fatto, quand’era ora. Toccherebbe ad altri).

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