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“Non capisco quasi niente” dice.
Effettivamente, può esser vero.

Ho provato a rileggere l’intero 2014, per stamparlo (ho più fiducia nella carta che nell’elettronica). Naturalmente non c’è allusione che mi sia sfuggita (anche se per qualcuna, confesso, c’è stata una doppia lettura), ma tutto ciò è banalmente ovvio: io scrivo, io so, io ricordo. Non è questione di ‘fare il difficile’, ci sono cose, fatti, persone che passano, vanno, svaniscono, una traccia lasciata nel mese di marzo, a dicembre non c’è più se non, per come l’ho annotata, soltanto nella mia memoria.
Ciò significa che un blog non vale nulla, non ha funzione, è come un quotidiano?
Chi mai conserva i quotidiani vecchi? (io, sì).
L’altra idea è di spremerlo, il blog. Tirar fuori quelle righe che si affacciano ogni tanto sotto forma di ricordi musicali. Fatica. Forse anche inutile.
L’immagine è quella degli alchimisti, là a Praga nel vicolo dell’oro (andremo, forse).
Al più famoso fra loro Rodolfo II (che era uno strano di suo) fece provare anche la galera, nonostante costui gli avesse dedicato un trattato. Finì con il suicidio dell’alchimista e la (probabile) pazzia dell’imperatore.
Chissà se si sono mai chiesti se la ricerca della pietra filosofale fosse pura perdita di tempo.

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