Di antichi fasti la piazza vestita / grigia guardava la nuova sua vita”.
Forse non il più importante, ma è il ricordo più immediato, di quando, all’epoca, complesse e ancorché fragili strutture culturali tenevano assieme politica, arte, musica, letteratura, storia e via discorrendo.
Per la verità, la canzone aveva il suo fascino anche nell’imprecisione voluta. La piazza Venceslao, infatti, è un grande viale non corredato da quegli “antichi fasti” che sono invece presenti là, nella città vecchia, questa sì una vera piazza fra la torre dell’Orologio e la statua dedicata a Jan Hus; per il quale, come sappiamo, il rogo fu acceso nella città svizzera di Costanza, località dove il predicatore boemo era stato ingannevolmente invitato per discutere. Della sua triste esperienza farà tesoro Lutero che, un secolo dopo, sceglierà di rifugiarsi fra le più sicure braccia politiche di Federico il Savio, elettore di Sassonia, rifiutando l’invito di un secondo viaggio a Roma che avrebbe con ogni probabilità concluso in piazza Campo dei Fiori, mezzo secolo prima di Giordano Bruno.
Jan Palach, invece, farà tutto da solo (Ma non sarà il solo: altri si suicidarono mentre i carri armati facevano strame del socialismo dal volto umano).

quasi come Dumas” è il titolo del CD che contiene questa canzone che, sarà pure canzone d’amore, ma non è impossibile ricollegarla a Praga, vent’anni dopo il ’68 “e ci parlammo ognuno … per creare qualcosa”. Ti ricordi quei giorni è l’unica canzone inedita, ma c’è anche una bella versione di Primavera di Praga registrata all’ambasciata italiana della capitale ceca.

Occhio alle finestre!
Jan Hus muore bruciato, dicevamo, ma gli hussiti no, e così sarà necessaria una lunga crociata proclamata dal Papa Martino V per tentare di eliminarli. La guerra si apre con la ‘prima defenestrazione di Praga’ (1419), episodio col quale si ricordano sette praghesi ostili agli hussiti gettati dalla finestra del municipio nella sottostante piazza Carlo e lì massacrati da una folla inferocita.
Farà seguito una seconda e meno ricordata ‘defenestrazione’ avvenuta nel 1483 ad opera di hussiti radicali, contrari ad un’intesa fra cattolici e hussiti moderati.
Va detto che per lungo tempo, nel Regno di Boemia, gli Asburgo (arrivati a Praga nel 1526 ove rimasero sino al 1918) avevano evitato di imporre il ‘cuius regio eius religio’, avendo evidentemente compreso di aver a che fare con una maggioranza riottosa e ostile, anzi Rodolfo II, imperatore del SRI sino al 1612 e dalla stravagante personalità, aveva proclamato in Boemia la libertà di culto. Nel 1618, regnava Mattia fratello di Rodolfo, alcuni nobili protestanti, temendo il venir meno della libertà religiosa in Boemia, gettarono dalla finestra del castello di Praga i rappresentanti imperiali, altamente infischiandosene del detto: ambasciator non porta pena. Con questi defenestrati la sorte fu più benevola che con i primi: atterrarono su un mucchio di letame e salvarono la vita. Iniziò così la guerra fra Boemi protestanti e forze imperiali i quali sconfissero i primi nella battaglia della Montagna Bianca (1620). Con questo episodio, militarmente marginale rispetto alla Guerra dei trent’anni, inizia il declino, sancito con la pace di Westfalia, del regno di Boemia e di Praga stessa. Scrive Ripellino: “Dalla convergenza fra il lutto della Montagna Bianca e la drammaticità del Barocco nasce il particolare clima grottesco e febbrile della letteratura praghese”.
Non del tutto certa è la quarta defenestrazione. Vero è che la mattina del 10 marzo 1948 Jan Masaryk, ministro degli esteri del governo cecoslovacco, venne ritrovato nel cortile del ministero proprio in corrispondenza della finestra del bagno soprastante. Masaryk era rimasto l’unico ministro non comunista nel governo diretto dal filosovietico Gottwald.

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