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Vado al veglion, ‘sta sera,
cossa ghe xe de mal ?
Son giovine, son bela
e semo in Carneval !
In maschera se ridi
a farli bazilar (1),
e a qualchedun la zena
se ghe a- pol a scrocar !
Vado al veglion, ‘sta sera,
no steme tormentar !

(1)credo si possa tradurre con impazzire; ma qui, meglio: perdere la testa.
Il testo completo qui
Carla Gerco è una bella e povera fanciulla ma non ha gran talento per il canto. Zeno che ha studiato violino (senza gran profitto, in verità, come si scopre in casa Malfenti) se ne accorge sin dalla prima esibizione di lei che gli canta La mia bandiera (ovvero: La mia sposa sarà la mia bandiera). Scelta infelice fra l’altro, essendo la canzone, popolare quanto si vuole, ma generalmente interpretata da voci maschili, come si ascolta qui e altrove. E’ per questo motivo che Zeno regalerà alla ragazza un metodo di canto; è scritto in francese, ma ciò non è di nessun ostacolo, anzi: Zeno traduce e in ciò trova motivo di visitare spesso la casa di lei facendone la propria amante. Sul perché e il come lasciamo correre.
Naturalmente le prestazioni canore di lei non migliorano, ella è riottosa ad educare la voce preferendo esibirsi in canzonette triestine alla moda (napoletane) o triestine come “No steme tormentar” (meglio conosciuta come: Fazzo l’amor xe vero, cossa xe de mal), oppure La metamorfosi de Rosina (Rosina ti xe nata in un casoto) Anche qui.
Solo col tempo e con l’arrivo di un altro maestro di canto, che finalmente consentirà a Zeno di defilarsi, Carla passerà a qualcosa di meno popolaresco: antiche canzoni italiane – ci dirà Zeno – ed anche Schubert e Mozart, al quale è attribuita una Ninna nanna che potrebbe essere questa.

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