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stretta mani
L’han giurato li ho visti in Pontida
convenuti dal monte e dal piano.
L’han giurato e si strinser la mano
cittadini di venti città (…)
Ora il dado è gettato. Se alcuno
di dubbiezze ancora parla prudente,
se in suo cor la vittoria non sente,
in suo cuore a tradirvi pensò.
Con il consistente contributo di Manzoni e un pizzico di Guccini, a Bennato (Edo) è venuta fuori così:

Ma ora occupiamoci d’altro, e per farlo transitiamo sopra questo ponte Πότε θα κάνει ξαστεριά,

una terribile canzone che risale anch’essa al 1821 e alla guerra che consentì alla Grecia l’ottenimento dell’indipendenza (mentre Manzoni limava endecasillabi).

Nei libri di Petros Markaris la componente famiglia è parte inscindibile del testo, elemento fondamentale della narrazione. E’ un po’ una novità.
Una moglie l’aveva anche Maigret, e il ritratto che ne fece in Tv Andreina Pagnani fu persino più consistente di quei brevi e ripetitivi spazi che le consentiva Simenon. Una compagna non convivente ce l’ha pure Montalbano ma, appunto, sta spesso a Genova (e quando ‘scende’ Adelina non la può soffrire). Non sposata (o non più) mi risulta Petra Delicado; complicati o occasionali, invece, i rapporti con le donne di Duca Lamberti o di Marlowe, entrambi single non so se per scelta o fatalità. A sua volta, viceversa, Rocco Schiavone parla con sua moglie ormai defunta (richiamando alla nostra memoria il Pereira di Tabucchi) e ancora dobbiamo scoprire quanto, o in che modo, il vicequestore romano trasferito ad Aosta sia responsabile di quella morte.
Complicatissimi, invece, i tira e molla fra il commissario Soneri e la sua compagna non convivente (ma il Varesi migliore, secondo me, non sta nelle pagine di quella serie). Assolutamente solitario era il commissario De Luca, protagonista di quella bellissima trilogia edita da Sellerio e scritta da Lucarelli: Carta bianca; L’estate torbida e Via delle Oche. Coliandro, invece, era soltanto ridicolo. Molto meglio di lui l’ispettore Sarti (un altro senza famiglia).
La moglie di Kostas Charitos, commissario nato dalla fantasia di Petros Markaris, è invece viva e vegeta. Si chiama Adriana, cucina bene ed è orgogliosa del proprio uomo. E’ teneramente innamorata del marito,
ma non trascura di rimproverarlo o di esibirsi in qualche ‘pianto greco’ quando le cose non vanno come lei vorrebbe, o quando si sente trascurata, o quando pensa che il marito non metta sufficientemente in mostra le sue capacità. Kostas ch’è un buon diavolo sopporta e per lo più tace. Quando c’è aria di burrasca, lui consulta il dizionario e lei siede sul divano per seguire telegiornali e telenovelas. I due hanno una figlia, e poiché Markaris ha già scritto parecchi libri sappiamo che, in questo torno di tempo, la ragazza si è laureata in giurisprudenza, ha fatto un dottorato, ha vagliato più ipotesi di lavoro, scegliendo alla fine qualcosa di poco remunerativo ma per lei gratificante. Sicuramente (anche se i libri non ne parlano) ha votato per Tsipras e con lei anche il fidanzato convivente Fanis, un medico che non accetta compromessi o bustarelle, giunto nel corso della saga, prima a salvare Kostas da un infarto e in seguito a sostituire nel cuore di Caterina un precedente fidanzato che studiava agronomia.
Le indagini di Kostas, con interventi sporadici ma risolutivi di Fanis e Caterina, si svolgono nella Grecia di questi anni (dopo le Olimpiadi), con alcuni rimandi alla Grecia dei colonnelli e con la sempre più minacciosa presenza dell’euro. Due cose mi spiacciono: l’assenza di accenni alla musica (Theodorakis, Farantouri etc) e la costante riproposizione in ogni episodio del difficile traffico automobilistico in Atene.
Per il resto lettura avvincente: Kostas batte Pepe Carvalho (e la sua Charo, naturalmente).

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