Tag

“Dona, dona” conosciuta, credo erroneamente, anche come “Donna donna”, o più precisamente come “Dos kelbl (Il vitello)” è in origine un canto yiddish. La melodia del 1935 è dell’ebreo Sholom Secunda, compositore ebreo nato in Ucraina 1894, al tempo parte dell’impero russo, e morto a New York nel 1974. Il testo in lingua yiddish è di un altro ebreo, Aaron Zeitlin, scritto al tempo del nazismo (1940) ed è, nell’immaginario dialogo fra il contadino e il suo vitello, una riflessione sulla tragedia della deportazione nei campi di sterminio. Non ci si ferma lì, tuttavia, il senso dell’ultima strofa, nella versione inglese, è un invito alla resistenza, o comunque a non accettare passivamente il ruolo di vittime.
A proposito della versione inglese (certamente maggiormente diffusa rispetto all’originale) alcuni la ritengono opera del figlio di Sholom, Sheldon Secunda, altri la attribuiscono a Arthur Kevess e Teddi Schwartz. Mentre pare destituita di fondamento l’idea che il testo originale, anziché essere di Aaron Zeitlin, sia di Jizchak Katzenelson, scrittore e drammaturgo ebreo, che fu fra i protagonisti della rivolta di Varsavia e morì ad Auschwitz nel ‘44.
Inoltre alcuni ritengono che il “Dona, dona” derivi da “Adonai, adonai, adonai” che in ebraico (o in yiddish?) sarebbe l’invocazione del nome di Dio. Personalmente ho qualche perplessità, non m risulta che, agli ebrei osservanti sia lecito nominare il nome di Dio, ma sulla religione non ho conoscenze certe. (chissà se spersa ci sarà d’aiuto?).

La canzone tradotta in inglese intorno alla metà degli anni ‘50 è poi diventata popolare grazie a Joan Baez (1960) e a Donovan, che la incise nel 1965.

Nehama Hendel (1965); e qui anche con balletto (non so quanto appartenga al folklore originale, in verità).

traduzione italiana della versione inglese:

Dona dona
Dentro un carro, legato per il mercato
c’è un vitello con l’occhio triste;
alta sopra di lui c’è una rondine
che vola velocemente nel cielo.

Rit. Come ridono i venti, ridono con tutta la loro forza,
ridono e ridono per tutto il giorno e metà notte d’estate. Dona, dona, dona…
Basta, piangere!
– dice il contadino – chi ti ha detto di essere un vitello?
Perché non hai le ali per volare
come la rondine, così fiera e libera?

Rit. Come ridono i venti…
I vitelli sono facilmente legati e macellati,
non se ne sa la ragione; Perché non hai le ali per volare
come la rondine, che ha imparato a volare?

Potrebbe essere sufficiente (per il mio solito compito) la versione di Ovadia posta lassù in cima, tuttavia, e per quanto Donovan e Baez abbiano saputo alimentare bene il nostro immaginario emotivo e musicale in anni lontani, non trascurerei la versione di questa canzone realizzata da Herbert Pagani. Un capretto, s’intitola.
C’è chi ricorda Pagani unicamente come conduttore di Radio Montecarlo e come autore di canzoncine “estive” come Ahi le Hawai, Cin cin con gli occhiali etc; c’è chi ricorda il suo lavoro come traduttore di canzoni francesi (Brel, Piaf) e chi ricorda il suo impegno come ecologista. Pagani non trascurò la politica. Arringa per la mia terra è forse il suo articolo più noto, scritto nel 1975 in seguito alla risoluzione Onu che assimilava il sionismo al razzismo; fece seguito, nel 1987, in quanto portavoce degli ebrei di Libia, la Lettera a Gheddafi, preceduta e seguita da altri scritti inerenti la sua ascendenza ebraica (ricordata anche nella canzone La stella d’oro)e, più in generale, i conflitti in medio oriente (Lettera ai fratelli).

Annunci