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Si propone come la più recente Guida alla musica francese (dal dopoguerra ad oggi), ma fra i 41 artisti elencati (pagine di presentazione, foto, discografie essenziali) manca Jean Ferrat (ma anche Boris Vian, ed anche Mouloudji, per dirne altri due). Va bé, non voglio cadere nel facile e consueto errore di criticare le antologie e le raccolte con la classica obiezione: manca questo, manca quello, perchè quell’altro, e mi rifugio nell’antico (e un po’ sfascicolato) manualetto di Savelli: La canzone francese, a cura di Guido Armellini. Fu su quelle pagine che incontrai allora (1979) una breve nota su Jean Ferrat, subito inquadrato come militante del PCF che scrive canzoni “impegnate”, ma con il limite “di una veste musicale incongruamente morbida e gradevole, ‘alla Montand’ ”, scrive Armellini. Va bé, anche qui: de gustibus

Nuit et bruillard è un breve ma intenso documentario cinematografico di Alain Resnais, realizzato fra il ’55 e il ’56 per ricordare la Shoah (si trova anche in rete). Il titolo: Notte e nebbia (che a noi può ricordare il romanzo Notti e nebbie di Castellaneta, nonché lo sceneggiato televisivo girato M.T. Giordana), vuole certissimamente ricordare il decreto Nacht und nebel (parole di derivazione wagneriana), con il quale Hitler ordinò la repressione di tutte le forme di opposizione, anche da parte dei civili, attuate nei paesi occupati dai nazisti; coloro che sfuggivano all’immediata corte marziale venivano successivamente fatti scomparire “nella notte e nella nebbia” della deportazione.

La colonna sonora di Nuit et bruillard venne firmata da Hannes Eisler (Lipsia 1898), compositore tedesco e allievo di Schoenberg. Fuggito dalla Germania nel ’33, fu costretto ad un travagliato percorso di  emigrazione (passando anche per la Spagna negli anni della guerra civile) prima di concludere il suo esilio negli USA, dove sopravvisse scrivendo canzoni e musica per film; espulso  dal maccartismo rientrò nella RDT nel ’48. Già collaboratore di Brecht per le musiche dei testi teatrali e propugnatore di una funzione sociale e rivoluzionaria della musica, non farà mancare il suo apporto alla “canzone di lotta” fin dagli anni ’20, in Spagna e poi al suo ritorno in patria. Il riferimento a Brecht non è casuale, anche nella colonna sonora di Nuit et Bruillard, Eisler applica una sorta di ‘straniamento’ musicale, per esempio quando sottolinea con un pizzicato degli archi l’evidenza eclatante di una parata nazista.

Nel documentario di Resnais non era la prima volta che Eisler componeva avendo come riferimento i campi di concentramento, già nel 1933, infatti, iniziò a scrivere quella che poi diverrà la Deutsche Sinfonie, Op. 50, ispirata ad un testo di Brecht che riportava l’esistenza dei primi Lager nei quali erano costretti i primi comunisti arrestati dalle SA dopo l’incendio del Reichstag nel febbraio di quell’anno.

Jean Ferrat nasce in Francia, figlio di un padre ebreo russo (Tenenbaum è il cognome vero) che morirà deportato ad Auschwitz  (Ils n’arrivaient pas tous à la fin du voyage). Gli inizi della sua carriera non mi paiono esaltanti (un lungo esordio in sordina, si direbbe), anche se fin dall’inizio si palesano alcune scelte del cantante. Nel ’56 mette in musica una poesia di Luis Aragon (grande poeta e maitre a pensee del PCF) che sarà in futuro uno dei suoi autori preferiti, pur se nel frattempo Ferrat continua anche a scrivere i propri testi.
Quando comporrà nel 1966 Nuit et bruillard (canzone che metto qui oggi per  quel piccolo compito che mi ero dato: una canzone al giorno fino al 27 gennaio) il suo successo in Francia è ormai sicuro, ma il futuro gli riserverà ancora spazio per altre buone canzoni.

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