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Appena il tempo di chiudere una “pratica” che arriva la mail di convocazione per il coro il giorno 29. Tra l’una e l’altra attività, intanto ho già pensato a due cosette da fare, una subito subito (che sia pronta per sabato), l’altra, d’altro genere, più diluita nel tempo che ci separa dal 27 e da postare qui sopra , (prorogabile, eventualmente e per uso personale, quale soundtrack al viaggio della memoria che faremo a metà febbraio).
Diciamolo qua che non ci sente nessuno: non è che io fossi questo gran conoscitore di Primo Levi. Mi piacciono alcune sue poesie, ho apprezzato molto due suoi libri (fra i quali quello meno celebrato dalla critica: Se non ora, quando?) e qualche racconto de Il sistema periodico. Dice: ma non hai insegnato Lettere per 30 anni? Sì ma – continuiamo a dirlo qua che non ci sente nessuno – se uno è bravo sa insegnare anche cose che conosce non perfettamente.
Ragion per cui, quando mi chiesero di fare una lezione su Primo Levi mi scelsi subito il libro che conoscevo meglio, il tema sul quale mi sentivo più preparato: Primo Levi e il lavoro. Nell’ambito di una mostra intitolata: I mondi di Primo Levi, il libro La chiave a stella non esaurisce di certo il tema (ed infatti é soprattutto sugli ulteriori sviluppi, sull’intreccio fra la professione di chimico e il mestiere di scrivere che ho dovuto prepararmi). Inoltre il team con il quale ho lavorato e i curatori della mostra sono docenti universitari, esperti e laureati di ottimo livello, pertanto l’ansia da prestazione non era certo immotivata.
E’ andata bene; è possibile che mi propongano ancora un secondo incontro, ma a questo punto mi sento tranquillo. Nonostante i due anni da pensionato le mie qualità di docente non si sono arrugginite.
Se vi capita di passare a Torino la mostra è aperta sino ad aprile.
Portateci degli allievi (se ne avete), ma è utile per chiunque abbia come sola risposta: Levi? Ah sì! Quello che ha raccontato di Auschwitz.

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Nella Trilogia di Mauthausen, Jacob Kambanellis, poeta, sceneggiatore e autore teatrale, descrisse la sua esperienza di deportato sopravvissuto al campo di concentramento. I testi vennero poi musicati nel ’66 da musicati da Mikis Theodorakis e cantati da Maria Farantouri.
Qui in un’esecuzione recente https://www.youtube.com/watch?v=eNgVdj4M4KM&spfreload=10
ma su YouTube si trovano anche le prime versioni.
Qui il testo http://www.stixoi.info/stixoi.php?info=Translations&act=details&t_id=1356
Qui la versione di Milly https://www.youtube.com/watch?v=TaWaS6jGeUo
Volendo c’è anche la Zanicchi.
C’è Leoncarlo Settimelli, e poi l’Edmonda Aldini che già postai qualche mese fa.
Gli altri testi di Kambanellis su Mauthausen musicati da Theodorakis sono (in italiano): Quando la guerra finirà; Antonio; L’evaso.
Si trovano tutti in rete, non solo in lingua greca, ma l’intenzione (da qui al 27) è di postare soltanto una canzone al giorno.

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