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I due che tentano di entrare nella sala nel finale di questo spezzone sono i figli di un minatore morto in un pozzo anni prima. Paiono fascistelli, son solo ignoranti.
Questo, per me, è il momento migliore del film, non solo per via della canzone, ma anche per il modo in cui è girata la sequenza. Il resto va, bello, niente da dire; se fossi ancora a scuola finalmente avrei un’alternativa al Grazie signora Thatcher che ho fatto vedere tante volte.

Finalmente un bel film, e mi dispiace per Ken Loach (che un Bread and Roses l’aveva già girato) ma il suo Jimmy’s Hall stavolta resta a ruota; rimane un regista resta eccellente ma il suo film – con i buoni sempre buoni e i cattivi perfidi – è meno convincente di Pride.
E, come al solito, grandi attori. Dal cinema e dal teatro inglese abbiam sempre da imparare.

Oh sì, certo, mi direte che I minatori han poi perso e che la favola bella è finita; che da un po’ di tempo in qua gay e lesbiche servono anche a fare cassetta, d’accordo con voi. Ma non so se sia meglio star lì a postillare su Facebook Crozza, Grillo o Travaglio o non piuttosto sapere che in giro c’è ancora qualcuno che canta così:

e si ha voglia di mescolarsi con loro.

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