Erano i primi anni ’80, l’epoca dei walkman (e forse di qualche assunzione clientelare; anche la sinistra torinese ne faceva). Che io fossi uno che amava la musica – certa musica – era risaputo. Erano anche i primi anni da insegnante. Adesso non so neanche ricordare bene quale fosse il suo compito lì dentro, a parte il fare fotocopie e discettare per gran tempo sulla Juve e su qualsivoglia campionato di calcio europeo (e forse mondiale: il Cameroun era già comparso). Fu lui a dirmi che indossavo un maglione che aveva i colori della maglia del Celtic, poi mi cedette le cuffie: – questo non lo conosci, ma forse ti piace.
Ascoltai e acconsentii per gentilezza, non era quella ‘certa musica’, infatti la cosa più rivoluzionaria (aggettivo ancora parzialmente in voga, Romiti nonostante) mi parve la voce.
Passò qualche anno, vinsi il concorso e cambiai scuola.

Fu quella domenica che andammo a vedere Smoke, con qualche perplessità per via che il regista non lo si conosceva, ma c’era sotto quel racconto di Natale di cui qualcuno di cui mi fidavo m’aveva parlato bene.
Non fu una delusione, anzi: perbacco! Gran bel film davvero, da rivedere e rileggere sequenza dopo sequenza nel libretto bianco dell’Einaudi. E quel lento blues in 3/4 Innocent When You Dream risvegliò nella memoria del cuore la stessa voce ascoltata nel walkman una quindicina d’anni prima.

Così stamane, fra un tiro e l’altro delle sigarette mattutine, complice Facebook, ho deciso di postare questa per augurarVi Buon Anno. Chiaro che non si tratta di quella ‘certa musica’ che mi porto sempre appresso di anno in anno, ma non è neanche male e mi suscita bei ricordi.

(Ora che il termine rivoluzione non si porta proprio più, per il 2015 opponiamoci almeno con la dissonanza e con la rugginosa voce di Tom Waits).

 

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