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In verità la cosa di cui si parlava sarebbe l’autostima, ma bisogna pur stare nella metrica imposta.

Allora. C’è questa bella ragazza seduta sullo scalino di pietra della porta d’ingresso di casa sua, che dobbiamo pensare sia situata in alta montagna, in una delle valli di comunicazione fra Francia e Piemonte.
Passa un giovane e bel ragazzo e scatta il proverbiale coup de foudre, che stavolta non è solo metaforico poiché la ragazza sviene, o quanto meno le si accelerano le palpitazioni, tant’è che interviene la madre di lei per soccorrerla. Del giovane, intanto, perdiamo temporaneamente le tracce (ma qualcosa deve pur aver avvertito anche lui perché, come vedremo, tornerà).
Venuta a conoscenza delle ragioni del malore che ha colpito la figlia (quel giovanetto mi ha rubato il cuore), la madre subito predispone una strategia ottimale al fine di riportare il cuore nella sua sede naturale, ovvero accasare convenientemente la bella Mariansoun. Strategia semplice e quanto mai efficace. Lo faranno tornare attirandolo con canti e balli al suono di viole e di violini, poiché, come afferma il ritornello: tutto l’oro del mondo non vale un cuore innamorato.
I suonatori vengono dalla Francia e, nel pomeriggio, sul prato dietro la chiesa si intrecciano le danze: courenta, courentun controdanza e ridoun (che immagino sia una sorta di rondò). Come previsto giunge anche lui, il giuinin, e Mariansoun, debitamente istruita dalla maman non si lascia sfuggire l’occasione di farci insieme un ballo. La Mariansoun a lui non dispiace proprio ma, abituato a scavalcare le Alpi, un giorno a Barcelonnette e quell’altro a Sampeyre, il nostro giuinin sarebbe piuttosto tipo da una botta e via; già, ma la bella Mariansoun non è mica nata ieri! Quando lui le dirà: “Se aveste tanto oro quanto siete bella, metteremmo i nostri cuori insieme per fare una parentela”, la giovane replicherà: “se voi siete quello che dite d’essere” (seriamente innamorato) “mi prendereste senza stare a guardare gli interessi” (l’aspetto economico, insomma). Perché, conclude ancora Mariansoun (che ormai ce l’ha in pugno) “la roba va e viene come (fanno) la pioggia e il vento / (invece) l’amore della Mariansoun dura per tutto il tempo”.

Qui c’è la canzone (è un brano moderno costruito alla maniera folk) anche se non è la versione che preferisco. E qui il testo.

P.S. Anche l’autostima fa come la pioggia e il vento. Per il momento (dopo il colloquio – di cui dirò – è tornata.

Grazie, comunque, alle due commentatrici precedenti.

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