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A parte i canti, problema risolto in partenza, date le premesse, rovesciando la nota formula degregoriana: quello che non so lo so cantare, c’era il problema delle immagini da proiettare durante lo spettacolo. Questione che avevo affrontato e (credo) risolto una decina d’anni prima, quando avevo costruito un ipertesto su un tema analogo. Resta il fatto che ogni volta che riprendo una cosa già fatta mi piace rivederla e aggiornarla, considerando anche il fatto che tra le canzoni proposte ve n’erano almeno un paio (poi cassate) che trattavano del viaggio a Betlemme. E così, anche se immagini con quel soggetto non servivano più, mi son messo egualmente a cercarle, muovendomi un po’ al buio, in effetti, poiché non avevo memoria di dipinti che illustrassero Maria incinta con san Giuseppe al fianco che muovono verso il censimento e la ben nota capanna. Va bene. Il paesaggio invernale di Bruegel intitolato Censimento a Betlemme m’è venuto in mente subito perché ho un ricordo particolare, legato ad un libro, di quel pittore là. Ma come si può vedere Maria e Giuseppe là non ci stanno. Ho continuato a cercare, pur senza l’ansia di dover scoprire chissà cosa (e accompagnato talvolta – ma è altra storia – da molesti sogni notturni sul tempo che mi resta), approdando alla conclusione che il Viaggio a Betlemme non è tema iconografico che abbia granché vellicato l’estro dei pittori italiani ed europei dei secoli andati. Conta, probabilmente, anche lo spazio ridottissimo che i vangeli canonici dedicano all’episodio, visto che l’unico a parlarne è l’evangelista Luca (Che, fra l’altro, è anche l’unico a citare la mangiatoia ove viene deposto il Neonato. Così come Matteo è l’unico che racconta della visita dei Magi. Insomma: un bel casino ‘sti quattro testi. Non era meglio uno solo, ma completo di tutte le informazioni?). Ben diversamente è raccontata la storia dai vangeli apocrifi, i quali, come si sa, vennero in più occasioni utilizzati come testo di riferimento da un bel numero di pittori celebri e celeberrimi. In questi testi si fa riferimento a tempi di percorrenza, a luoghi ed anche ad un numero di protagonisti superiore a quello dei soli due coniugi che vanno a Betlemme. Eppure, per tornare al punto, quelle che scarseggiano sono le immagini. Peccato perché, gira gira, ho scoperto un’altra canzone. Si racconta (nei vangeli apocrifi appunto) che nel corso del viaggio Maria avesse sete e che, alla sua richiesta, Giuseppe avesse risposto sgarbatamente (Qui le versioni della risposta sono varie, compresa quella, quasi blasfema, che attribuisce a Giuseppe la frase: “Fatti cogliere un ciliegia / da chi ti ha resa incinta”. Anche l’albero cambia, se in origine è una pianta di datteri, nella carola – canto natalizio- diventa un albero di ciliegie). Insomma: stando alla tradizione o leggenda, se preferite, l’albero lì a fianco inclinò i propri rami e Maria si dissetò. Miracolo pre-parto. Questa la canzone (ma ce ne sono molte versioni, compresa una di Branduardi).

Un’altra versione italiana è quella che segue (carina, ma imparagonabile a quella di Luisa Ronchini che, purtroppo, è rintracciabile solo fra i miei dischi).

Quanto alle poche immagini, eccole qua, qua e qua

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