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Eco-e-Narciso-1903-di-John-William-Waterhouse

A voltarsi indietro non c’è nulla di straordinario da scoprire, niente di eccezionale. Venivamo dall’irripetibile ’68, e forse questa è la principale ragione per cui, oggi, quella strada, sulla quale così spesso mi soffermo, appare (ed è di fatto) impercorribile ai più. Nel gesto di voltarsi c’è la disperazione di Orfeo per un amore perduto: dove andrò senza Euridice?; c’è il senso palpabile di una sconfitta, ma anche l’idea, fragile e concreta al tempo stesso, che l’essere stati sostanzi ancora l’altrimenti inutilità (la quasi inutilità) del tempo presente. Rileggersi, ripensarsi, rivedersi …; mi viene in mente Giulio Manieri in carcere, e quel tanto di patologico che c’era nei suoi deliri che affonderanno con lui nella laguna veneta. Da Pietro Abelardo a Massimo D’Azeglio, dalla Vita di Cellini a quella di Vittorio Alfieri, fino ai Bobbio e agli Scalfari più recenti, lo scaffale delle autobiografie si amplia continuamente a nuovi testi, nuovi autori anche meno (molto meno) significativi di quelli che ho citato, poiché – come scriveva Umberto Saba – “ogni autobiografia è, necessariamente, un bagno di narcisismo. Immaginatevi quindi –aggiungeva- cosa possono essere le autobiografie dei poeti!”. L’ultima che ho acquistato si intitola: Confesso che ho suonato, poiché, si sa, i musicisti amano reinterpretare, amano le citazioni. In verità non è l’ultima: proprio ieri ho comperato l’ultimo libro di Antonio Pennacchi: Camerata Neanderthal, che soltanto una frettolosa catalogazione potrebbe porre senza ripensamenti fra i romanzi; d’altro canto, chiunque abbia assistito una sola volta dal vivo ad una conversazione di Pennacchi, potrà confermare che il narcisismo di cui parlava Saba non appartiene solo ai poeti.

Se mi volto indietro non c’è alcunché di straordinario da scoprire, niente di eccezionale da scrivere, nulla che meriti un nome sul foscoliano sasso; eppure …, come scrisse colui che sul perdere e ritrovare il tempo fu maestro, “sentivo che tutto quel tempo così lungo non solo era stato, senza una sola interruzione, vissuto, pensato, secreto da me, non solo era la mia vita, non solo era me stesso, ma anche che dovevo tenerlo ogni minuto attaccato a me, che mi faceva da sostegno”.

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