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strana la vita. dopo un film e una pizza torni a casa e c’è Daniel Baremboim che suona …, – ma sta suonando un pezzo di Giovanna Marini? No, no, il resto delle note ti dirà che è Schubert, naturalmente.  Avevo una vecchia idea su Schubert; un ricordo radicato e lontano che ho già scritto (che, se mai un giorno, tutti questi superflui appunti dovessero aver vita fuori da questo schermo luminescente – ma poi perché?-, bisognerà almeno eliminare le ripetizioni). Il ricordo è quello dell’Ave Maria di Schubert che il direttore ci faceva ascoltare ogni mattina, nei primi due anni delle elementari, appena entrati in aula. Scuola statale, sia chiaro, però l’Ave Maria … Vabbé. Franz, che morì di sifilide a trent’anni, amava andare nelle osterie per suonare con gli amici (non solo a suonare, è certo, se morì di sifilide …). Suonavano i lieder, canzonette, annaffiando fette di Sachertorte con bicchieri di Rieslig o di Tocaj.  – carne niente? Bè, si, forse qualche Wiener Schnitzel ogni tanto con contorno di kartoffeln, ma non credo avessero tanta grana, anche se lui era maestro e figlio di maestro. Ai tempi di Metternich e di Francesco d’Austria per i maestri la vita non doveva essere molto dissimile da quella descritta da Laura Pariani ne Il paese delle vocali (anche se lei riferisce di un paesino al di qua delle Alpi e in un tempo oltre la metà dell’Ottocento). Insomma, uno come Schubert, nato alla periferia di Vienna in una casa all’insegna del Gambero rosso (Zum roten Krebsen), che è poi ciò che mi ha subito fatto pensare al cibo, nelle sere d’inverno arrivava in osteria, salutava gli amici mentre si puliva le lenti appannate, guardava attorno se c’era qualche moccioso e poi si sedeva al piano a improvvisare. Quanto a cultura musicale saranno pure una spanna sopra di noi, i tedeschi, ma dopo un po’ che uno improvvisa e che la prima bottiglia di Müller-Thurgau è già andata, c’è sempre qualcuno che protesta – dai, che ne cantiamo una tutti assieme. Così partivano i lieder. Goethe il prediletto, con Heine, Schiller e altri minori a far da parolieri La trota, La bella mugnaia ecc. Nulla di politicamente impegnato. – Ok, ma non capisco la cosa del moccioso. Bè, sì, se ci limitiamo al famoso quadro (postumo) di Julius Schmid, intitolato Schubertiade, di mocciosi non ve n’è traccia, ma a leggere l’ultimo libro di Sandro Cappelletto invece … E tuttavia questa faccenda mi interessa men che poco, non ho neppure letto il libro, ancora, ma soltanto una recensione. Però m’è tornato in mente il mio vecchio direttore; chissà se, sapendo quel che ora sappiamo, avrebbe riproposto quotidianamente l’Ave Maria.

Facciamo ora un salto avanti nel tempo e verso nord nello spazio geografico (dando nel contempo misura della mia inadeguatezza intellettuale). Siamo in Germania, nel bel mezzo della foresta di Teutoburgo (Varo, Varo rendimi le mie legioni!), e all’inizio degli ‘anni settanta’. Hannes Wader è nato lì, a Bielfeld, a questa data è già noto come cantautore folk e politico, non saprei dire, però, con quale seguito di pubblico al di fuori della Germania. Forse il suo album più noto, parlo di quegli anni là, è HANNES WADER SINGT ARBEITERLIEDER, del ’77. che comprende brani già noti agli addetti ai lavori, dall’Internazionale a El pueblo unido. Seguirà una carriera discografica abbastanza intensa, un disco quasi ogni anno, con incisioni di canzoni sue e canzoni della tradizione folklorica tedesca, sino al 1996. E’ in quell’anno, infatti, che Wader incide un disco contenente unicamente canzoni di un poeta e compositore svedese del ‘700, tale Carl Michael Bellman. Si tratta di un piacevole ascolto, seppur fortemente limitato dalla (mia) assoluta incomprensione dei testi (nota: cercare traduzioni). Ma basandoci su quel che si può invece genericamente conoscere dell’autore, possiamo concludere che ci stiamo avvicinando alla chiusura del cerchio con quanto detto al precedente capoverso, poiché Carl Michael Bellman scrisse – ci sostiene Wikipedia – “strofe che ci introducono nel mondo turbolento di marinai, prostitute, musici di taverna, (…) non mancano scene forti e piccanti, quali baccanali, risse, danze, scene sensuali e descrizioni di paesaggi”. – Hai capito? Altro che “stile galante”! L’anno successivo Wader incide 17 lieder di Schubert. Piacevole ascolto. E qui mi sembra giunto il momento di una serenata.

e di qualche altra Ave Maria

https://www.youtube.com/watch?v=hzA1zFKVMHs

https://www.youtube.com/watch?v=djcsBACzIZs

https://www.youtube.com/watch?v=aVF4QWhaevg

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