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Giugno del ’71, in prossimità dell’estate, sgomberate le case occupate dello IACP in via Tibaldi a Milano.

Di Milano allora conoscevo poco, non so se a quell’epoca i miei zii abitassero ancora a Rho o se si erano già trasferiti in zona San Siro (dove, più tardi, Vecchioni avrebbe acceso le sue Luci). Sta di fatto che via Tibaldi non sapevo neppure dove si trovasse, anche perché all’epoca, forse, gli unici altri posti di Milano sui quali potevo fantasticare qualcosa erano il Giambellino (per via di Simonetta e Gaber) e la via Gluck celentaniana (poi gaberiana anch’essa). Come al solito capita nella mia vita, recuperai informazioni qualche tempo dopo, ma ancora in ‘zona Cesarini’ avrebbe detto Ciotti il radiocronista, Fatti analoghi anche a Roma (Magliana, San Basilio ecc.) ad opera dei ‘brutti, sporchi e cattivi’ poi raccontati da Scola. Non poche anche qua a Torino, le occupazioni, che furono, anzi, la prima grande questione alla quale si trovò a rispondere la ‘Giunta rossa’ eletta nel ’75.

Però nella storia, in quella storia della musica minore di cui in genere mi occupo, è rimasta soprattutto via Tibaldi. La tarantella di via Tibaldi (Canzoniere del proletariato, vale a dire Pino Masi); Da via Tibaldi (scritta e cantata da Diego De Palma, colui che aveva già scritto Io vi parlo di Milano, per esempio); la brutta (a mio avviso) versione di Dario Fo, contenuta nell’edizione dello spettacolo “Morte e resurrezione di un pupazzo”; un altro testo scritto e cantato da Franco Trincale (che giusto in quell’occasione dichiarò d’aver lasciato il PCI); e infine La ballata di via Tibaldi (che sta qua: http://br.goear.com/listen/92a0c62/la-ballata-di-via-tibaldi-a-virgilio-savona ), scritta e cantata da Anton Virgilio Savona, il quale solo due anni prima aveva regalato a un Gaber sulla via dell’impegno le canzoni di Sexus et Politica. Poi Savona scrisse anche Pianeta pericoloso (c’era Corrado Pani) ed altre cose, testi vari …, ma è un’altra storia.

Sul perché, fra Tor Sapienza e Milano, stamane mi sia tornata in mente la Ballata di via Tibaldi, credo non sia necessario dire. Però, mentre cercavo vanamente in rete le canzoni che ho elencato, ho fatto due considerazioni.

La prima è che nessun ‘Trincale’ oggi restituirebbe la tessera del Pd; e la cosa mi sembra grave, non per il numero delle tessere di un partito ch’è soltanto virtuale, quanto piuttosto per il fatto che oggi non esiste più nessun Trincale, alcun cantastorie. Leggiamo la notizia in rete, scrolliamo la pagina e passiamo alla successiva (che dice, fra l’altro,”dal Nord al sud Europa il razzismo ormai alligna anche fra gli elettori di sinistra”, virgolette doppie sull’ultimo termine).

L’altra considerazione è ancor meno importante, solo una coincidenza. Ero in tram, tornavo a casa leggiucchiando. Sale una faccia che non mi è nuova. E’ un politico, ma chi? Tengo gli occhi sul libro e continuo a pensare. Ho circoscritto un’area di ricerca e ne ho conferma, perché appena lui si siede, un sedile più in là, trova modo di dichiarare a bassa voce, alla ragazza che stava per cedergli il posto, che lui è un ex parlamentare (credo parlassero del biglietto da vidimare). Scende due fermate dopo e allora m’è tornato in mente: proprio lui, l’assessore alla casa in quella famosa Giunta rossa (e qui non servono virgolette d’ambiguità). Altri tempi.

Per chiudere ci starebbe “Prendiamoci la città” di Pino Masi, ma lottacontinua non è mai stata nelle mie corde, avevano qualche buona canzone ma non questa che è una cover “adulterata” (ascolta qua). Allora ho pensato: “A le case minime” (perfetta, perfetto il tema, Bertelli, dialetto di casa), ma non c’è. Ripieghiamo qui.

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