c’est la mémoire qui flanche, o è la nostalgia che non è più quella di un tempo?

Intanto non è strano cominciare col titolo d’una canzone, poichè la musica è arte nostalgica per eccellenza e poi, si sa : Tout finit par des chansons, come scrive Beaumarchais nel Matrimonio di Figaro. E a volerla citare per esteso, l’ultima strofa, a chiusura dell’opera, fa così :

La co-ommedia, mie signore,

che stasera ave-ete udita,

Ci di-ipinge, salvo errore,

del buon popolo la vita.

Se l’opprimi, va in furore,

gri-ida, pesta e fa il leone ;

ma poi tu-utto va in canzone …

(non sono errori ortografici, a pronunciare la sentenza è un giudice balbuziente, e Fabrizio Onofri, allora (Einaudi, 1943), tradusse così).

Forse non ancora nel ’43, ma nel decennio che seguì, Fabrizio Onofri fu uno degli intellettuali di punta del PCI. Ne uscì, assieme ad altri, dopoi fatti d’Ungheria.

La Leopolda, intesa come stazione, in verità venne costruita oltre mezzo secolo dopo la stesura de Le mariage de Figaro, pertanto, anche a voler credere che Renzi sappia qualcosa di Beaumarchais, inutile pensare che vi possano essere attinenze fra il suo arrogante ottimismo e le parole del suddetto giudice balbuziente. Si può tuttavia considerare che, fra i rivoluzionari toscani del ’48, quel corrosivo spirito satirico espresso nel Mariage fosse dote nativa e secolare, e pertanto apprezzato.

Sì, capisco bene l’enormità del doppio salto temporale e logico richiesto all’eventuale lettore, passare da Beaumarchais a Renzi equivale ad un sesto grado superiore su roccia, ma su questo blog, in genere, non solo tout finit par des chansons, ma spesso tout ce tient.

« Se l’opprimi, va in furore, (il buon popolo) grida, pesta e fa il leone; ma poi tutto va in canzone … ». Viene in mente Napoli, perchè siamo un po’ condannati ai luoghi comuni, ma è l’Italia che è così. Adesso, da Avanzi e dalla Tv delle ragazze in poi abbiamo un po’ perso le canzoni e siamo scivolati nel trentennio dei comici, da Zelig a Crozza ; ma … non è cambiato granchè, mi pare.

Napoli. Ho riletto Mistero napoletano di Ermanno Rea. Nella prima lettura non ci avevo fatto abbastanza caso, ma questa volta non ho potuto non rilevare come il PCI degli anni ’50 fosse francamente pegggiore da come me l’ero configurato quando scrissi la tesi su Luigi Nono. Che poi non è una gran scoperta. Talvolta, leggendo, tendi a rimuovere ciò che sembra ostacolare il filo di lettura, una sorta di trama interiore, che ti sei prefissato; e bisogna tornarci su.

In questo modo, appunto, la nostalgia non è più quella di un tempo.

E’ un bel libro quello di Simone Signoret. Trovato casualmente mentre sistemavo un po’ di testi sugli scaffali della biblioteca della mia ex scuola, me lo son portato a casa e letto di corsa. Una bella coppia i due, fortunato Montand.

Restiamo in Francia.

L’autore di questa canzone è colui che suona la chitarra lassù in alto nella sequenza di Jules et Jim.

Lei, ovviamente, non è la Signoret ma Nadia ; Nadia, quella che Simone uccide nei pressi del ponte della Ghisolfa in quello storico capolavoro di storia italiana degli anni ’50 filmato anche su ispirazione di Giovanni Testori.

Fra i testi che ho approntato per lo spettacolo, ce ne sarebbe anche uno di Testori (che spero venga scartato). Mi è difficile accettare un testo antiabortista di uno scrittore che mi piaceva così tanto.

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