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Che cosa rimpiange del secolo Fiat a Torino? chiede Paolo Griseri al sociologo Bruno Manghi.

“Una città che rimpiange è una città messa male. Si possono rimpiangere vicende personali. Ciascuno rimpiange i suoi vent’anni. Molte famiglie immigrate per lavorare nella fabbrica rimpiangeranno il primo lavoro, a possibilità di avere un’abitazione. Ma sono rimpianti individuali. Non ha senso una nostalgia collettiva su argomenti come questo”.

A favore della tesi di Manghi va detto che il numero di coloro che rimpiangono i propri 20 anni è in naturale diminuzione, aumenta, al contrario, il numero di quelli che maledice i propri attuali 20 (e anche i 30) anni. Trovo strano che il sociologo metta a margine del discorso i rimpianti individuali, poiché, di fatto, essi costituiscono la trama – forse impalpabile, o della quale è forse possibile che alcuni si vergognino  – di quella nostalgia collettiva che lui ritiene insensata. Poi è chiaro che la nostalgia è destinata, povera e sola, a percorrere il Quadrilatero e i grandi viali, avendo come bussola la vecchia linea 10 che portava a Mirafiori. La nostalgia fa male al cuore, né si prevede per lei alcun posto a sedere ai tavoli dei consigli d’amministrazione. Però …

non ha che un colore / la tavolozza dell’anima mia (…) Non c’è che una nota …”

PS Non che Berlinguer ci stia male, qui sotto, ma il video che volevo postare è il 6 Operai.

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