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(steso mentre ascolto Vasco Brondi che rifà Giovanni “lindo” Ferretti in: Emilia paranoica e dopo aver degustato un bel piatto di gnocchi di zucca. Non perciò le due cose siano intese come egualmente piacevoli).

a) Ha vinto il Campiello, ma non mi ha convinto. Sono invece persuaso che se vuoi scrivere su un periodo così contraddittorio, e non ancora storicizzato, quali furono gli anni del terrorismo, devi, almeno un po’, averli conosciuti de visu. Il caso contrario è rischioso. Comunque, sabato pomeriggio è a Portici di carta con Giovanni De Luna. Sentiremo.

b) Non mi piace l’ultimo libro di Valerio Varesi. Si era emancipato dalla serialità proposta dal commissario Soneri per mezzo dei suoi due ultimi libri: La sentenza e Il rivoluzionario. Ora torna con un commissario più sentenzioso che mai e con una trama che proviene direttamente dalla cronaca senza mediazione narrativa.

c) Pasolini. Non so se il film è pensato per il mercato americano (Stati Uniti), oppure no. Nel primo caso si tratta di un ritratto assolutamente incompleto e assolutamente non all’altezza del personaggio. Non sto a dire quanto fastidio mi abbia provocato l’interprete con quella somiglianza sin troppo caricaturale; ma l’assenza di qualsivoglia riferimento all’Italia della metà dei ’70 mi pare lacuna grave.

d) Coinvolto in una discussione su politica e cultura assolutamente fuori tempo, ritorno improvvisamente giovane. Ma mi guardo nello specchio (e accendo un’altra sigaretta) e scopro un sacco di rughe. Il non aver l’obbligo di radersi la barba al mattino ha pregi che sino ad oggi non avevo mai considerato.

e) lo “storico” che, nel rivedere le bozze, non s’è accorto che Scelba, in quel preciso anno, non poteva più essere ministro dell’Interno, e che a Belo Janni (anziché Belojannis) non poteva essere intitolata la sede della Federazione giovanile comunista; l’onorevole che, nell’ambito di uno stesso discorso, ci vorrebbe convincere che: 1° i comunisti erano intolleranti e incapaci di accettare punti di vista differenti, e 2° che un segretario di sezione comunista poteva, nel 1956, criticare apertamente l’intervento sovietico in Ungheria, essere denunciato ai probiviri ed essere poi ricollocato nel suo ruolo come se niente fudesse. La discussione di cui al punto d arriva un paio di giorni dopo, e a quel punto riconsideri il numero di rughe sulla fronte alla stregua degli anelli interni di un tronco segato.

Forse l’elenco potrebbe continuare, ma a che scopo?

Così, dopo Alice, citata poco fa, mi ascolto quest’altra, poiché nel labirinto cieco dell’esistenza non vi è miglior lenitivo della musica.

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