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L’altra sera, intervenendo a margine di un serata dedicata alla presentazione di un libro, notevole per testimonianza di vita ma di scarso valore storico*, un politico qui di zona ha detto di considerarsi un Si-TAV tiepido; definizione che mi parve perlomeno curiosa. Non era in tema e poi non c’è stato dibattito neppure al termine della presentazione, ragion per cui serviranno occasioni diverse per capire a quanti gradi centigradi giunga la sua tiepidità, ma la frase m’era rimasta in mente.

*E la cosa va detta perché uno “storico” è colui che ha curato il libro.

Il pomeriggio seguente sono andato in libreria. Non avevo altro obiettivo che quello di aggirarmi fra i banchetti, ma in una fabbrica di cioccolato non ci si può astenere dall’assaggiare,e così, gira e rigira, ho palpeggiato per un po’ un librettino che, alla fine, ho comprato.

L’autore è un tale che di tiepido non ha nulla, forse solo l’acqua per radersi, se ancora usa il rasoio a mano. Certamente non è tiepido sulla TAV. Ma al di là di questa questione, ovviamente non soltanto valsusina, ci sono altri motivi (che qui non diremo), legati ad una lettura non condivisa su decenni ormai trascorsi, che hanno determinato quel lungo palpeggiamento di cui dicevo, operazione protrattasi ben più a lungo del necessario, inchiodato davanti al dilemma: il tema m’interessa, però l’ha scritto lui. Alla fine, il prezzo contenuto ha deciso al posto mio.

Il libro è quel che ci si aspetta; l’uomo sa scrivere, indubbiamente, anche se oramai, pure lui, non è che abbia più molto di inedito da raccontarci e, pertanto, a volte scivola nel già detto.

A pagina 20 afferma una cosa vera solo in minima parte, come potrà testimoniare chiunque conosca un po’ la biografia di Sergio Endrigo, e per dar forza a quell’affermazione nella pagina successiva ci piazza però questa canzone. Proprio questa, una delle mie canzoni del cuore da lungo tempo.

Come diceva il Giusti: “il pezzo è bello, e poi suonato come va …”.

Mi sa che mi sono intiepidito anch’io.

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