1969 autunno caldo1Tabaccai e giornalai; poi certamente anche il panettiere, qualche commessa di supermercato e pochi altri. Qualunque sia il luogo ove mi trovo, anche per pochi giorni, il mio acquisto quotidiano di giornali e sigarette fa sì che siano soprattutto i primi due esercenti a riconoscermi dopo un paio di passaggi presso di loro. Intanto perché fumo una marca di sigarette non proprio diffusissima e poi perché compero sempre lo stesso giornale (magari insieme ad un altro) anch’esso poco diffuso. Stesso giornale e stesse sigarette. Non è sempre andata così, nel senso che, negli anni, ho cambiato sia il tipo di sigarette che la testata del giornale, rimanendo tuttavia lungamente fedele alle scelte fatte.

Ero talmente abitudinario negli acquisti che, ai tempi lontani in cui scarseggiava la moneta sostituita per un po’ da soldi di carta che assomigliavano a quelli del Monopoli, l’edicolante presso il quale mi servivo mi fornì una tesserina sul modello di quelle che allora si usavano sui mezzi pubblici, l’acquistavo il lunedì e per tutto il resto della settimana potevo avere l’Unità senza esborso di moneta (quella di carta, appunto). La Repubblica ancora non era in edicola (stiam parlando della prima metà dei ’70) e quindi il secondo giornale che acquistavo era il manifesto. Non deve sembrare una scelta ripetitiva o poco pluralista, all’epoca i due quotidiani erano assai diversi e vantavano ben altro spessore intellettuale rispetto ai loro odierni nipotini, e poi va detto che talvolta alternavo all’uno o all’altro la vecchia Gazzetta del popolo, che pur postandosi su tutt’altro fronte ideologico era, in quei tempi che precedettero la sua scomparsa, in un forte, seppur velleitario, slancio innovativo. La Stampa no; La Stampa era per comune convinzione (e forse per lontana definizione gramsciana) bugiarda, anche se poi si finiva per sfogliarla comunque nelle pause del lavoro d’officina, al bar o a casa. Poi arrivò Repubblica, con Bocca, Rivolta, Filippini … e sparigliò le carte.

A quel punto, mentre le monete di carta diventavano al più oggetto da collezione, tornai dapprima ai vecchi amori, alla coppia Unità + manifesto, ma preferendo col tempo sempre più il secondo alla prima. E visto che in fabbrica la si poteva leggere gratis quasi ad ogni angolo ove vi fosse una distributrice automatica di caffè, finii con l’acquistarla sempre più saltuariamente. Vi fu un ritorno di fiamma intorno agli anni ’80, fra la Polonia di Walesa e Berlinguer in piazza della Frutta, eravamo ancora amici ma l’amore era finito. Mi piaceva Staino, sì, ma Sansonetti, Serra e Veltroni non valevano la tradizione. Un addio senza lacrime.

Oggi anche il manifesto è diventato quasi illeggibile, seppure ancora indispensabile. Ancor di più oggi, mentre queste due dame della mondanità politico televisiva annunciano di voler allungare le loro unghie laccate alla Crudelia de Mon verso quella gloriosa testata che un tempo portavamo nella tasca della tuta (o dell’eskimo) rigorosamente piegata nello stesso identico modo.

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