“anche stavolta arriverai secondo” disse sorridendo il normanno al suo vecchio avversario. Attorno i muri bianchi d’una stanza che – presumo – poteva già essere abbastanza simile a quella che si vede nel  film : Le invasioni barbariche. Anche le parole e i sorrisi che non riuscivano a velare la disperazione, penso sian stati gli stessi. Ogni volta che rammentava quell’ultimo incontro, l’uomo che non indossò mai la “maglia gialla” piangeva.

Ma per decifrare questa storia bisogna amare il ciclismo e la Francia. Quel ciclismo, quella Francia fra Algeria e ’68; opzionale il condimento musicale: Brassens, Ferrat, Reggiani o Moustaki, fate voi.

Invece c’è chi secondo non vuole arrivare mai.

T’hanno picchiata in via del Governo vecchio, e quella volta non erano i poliziotti: ma quelli che portavano sul braccio una fascia dello stesso colore che aveva la tua bandiera. Lui non s’è mai pentito d’essere stato a capo di quel manipolo. Mai. S’è acquattato per un po’ e poi, sapendo che sapeva scrivere, è tornato fuori piano piano,  alzando sempre un poco il tiro e approfittando spesso della smemoratezza altrui e del fatto che non c’è più quasi nessuno (altro che togliere il segreto di stato!) che voglia alzare quella pietra dal verminaio che c’è sotto.

Tu che difendi il suo diritto d’opinione dovresti ricordare che, invece, quel diritto è solo l’altra faccia del bastone. Non importa il colore. Loro sanno di cosa parlo.

Invece adesso non c’è più tregua: chiunque ormai può dire la qualunque cosa. Come in quel famoso pezzo di musica futuristica di Luigi Russolo siamo ormai al caos sonoro; questa non è polifonia fiamminga, qui tutte le casalinghe di Voghera sparse per la penisola si danno sulla voce, cinguettio dopo cinguettio. In questo caso non conta essere primi o ultimi: conta esserci. Cinguettare.

Datemi i quattro minuti di Cage.

e dopo Cage una canzone in tema

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