Arriva un momento nella vita in cui perdi il controllo delle cose.

Se fossi ancora lì, a passeggiare per l’aula, nelle teste dei venti seduti lì attorno ora si andrebbe lentamente formulando la frase: – Ma ancora con ‘sta storia di Mazzarò? Eravamo arrivati a Bianciardi … Che sia iniziato il ripasso?

Se fossi; Se fossi se avessi, se fossimo vivi (cit. Vecchioni). In verità è trascorso un anno, quasi giusto giusto e l’ipotesi cade da sé, scivolando dalla citazione letteraria al matematico ragionamento per assurdo. Terreno ormai impraticabile per me, data la lunga desuetudine; non c’è neppure la tentazione di ri-esplorare.

Ieri si è pensionato un altro: mega festone ma neanche una parola, e per esser stato uno che interveniva ad ogni Collegio docenti (anche al solo scopo di intervenire, talvolta) è un fatto davvero strano.

Ma non è questo il punto.

Si è fuori dalla ‘senectute’ quando ancora riesci a determinare il corso delle cose, quando ciò che avviene attorno a te sei in grado di capirlo e guidarlo, di modificarlo, al limite di ignorarlo; quando invece episodi anche piccoli sembrano gettarti nel gorgo del maelstrom con attorno a te marinai che t’ignorano e s’affannano alle vele e alle sartie, allora sì, quello è il momento della rabbia impotente di Mazzarò (che poi può anche solo esser tristezza).

Il tempo è stato un compagno di viaggio beffardo, incantatore e sfuggente, ti accompagnava fra i tuoi libri e le musiche del cuore, celebrando gli amori e cicatrizzando i dolori con sorrisi misteriosi e promettenti; ma ora vola via verso nuove e più facili prede da ingannare. Anche lui si è stancato del gioco che gli hai finalmente scoperto e non promette più nulla.

” Resterò anch’io insieme a voi nella scialuppa Dopo il disastro di questo spaventoso naufragio La nave adesso sta affondando lontano Le altre barche dove sono andate ? Chi si è salvato ? Noi troveremo prima o poi una terra Un’isola disabitata E là disporremo le nostre case Tutto intorno alla grande piazza E una chiesa nel mezzo All’interno appenderemo la fotografia Del nostro capitano, perduto – in alto in alto – Un po’ più sotto quella del secondo, ancora più sotto quella del terzo Sostituiremo le nostre mogli e faremo tanti bambini E poi calafateremo una grande nave Nuova, nuovissima e la vareremo nel mare Saremo diventati vecchi ma ci riconosceranno Solo i nostri figli non assomiglieranno a noi”.

Per fedeltà alla prima scoperta preferisco ancora la seconda versione, ma anche questa sotto non è male.

 

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