C’è quello di Costantino; a me non piace granché, preferisco soggetti più intriganti tipo il Battesimo di Cristo, tuttavia il primo rimanda ad un momento fondamentale della storia dell’Occidente e ne va tenuto il debito conto. Poi c’è il deandreiano Sogno di Maria ed anche quello di Giuseppe che darà origine ad un  bellissimo dipinto di Caravaggio, con l’angelo che regge uno spartito leggibile anche da noi. Rimanendo nei pressi, c’è il sonno dei pastori turbato dagli angeli, siamo nell’ambito della mia prediletta pittura veneta, ma nessuno di loro è errante per l’Asia; cometa o no, quella notte dormivano tutti, qualcuno – senza dubbio – sognava. C’è quello doppiamente annodato di Arthur Schnitzler (buona la Kidman), quello pirandelliano di Belluca, ma anche quello al centro di Tu ridi; poi quelli di Freud (fra i qui elencati, gli unici che non conosco) e quello inquietante di Zeno Cosini. Poi Schumann, l’amoroso Liszt e naturalmente anche il mio di stanotte. Molto brevemente, e per quel che ricordo: mi trovavo in una delle peggiori scuole frequentate con un’antologica presenza dei peggiori colleghi che ho avuto. Poi è suonata la campanella, il finis, scriveva De Amicis e mi sono svegliato. In verità Schumann non è responsabile di nulla, sono scherzi della mia memoria, poiché il pezzo in questione è la Sonata per violoncello e pf. di Ludovico van, come dicevano i teddy boys di Arancia meccanica. Mi piacerebbe, però, interrogare l’articolato sistema di valori del pensionato torinese (face book) per chiedere: Ma Bobbio (per dire uno simile per professione, classe sociale, torinesità …), l’avrebbe mai concepita un’idea così? Non è che questi di Tsipras stan perdendo la bussola? Una si mette di schiena in bikini e l’altro suona al Regio. Mah! Nella medesima pagina (ma è il giornale di ieri, sono in ritardo) c’è un’altra notiziola. Nel suo più recente libro l’autore confida che anni fa ricevette una telefonata, con la quale il segretario (oggi molto rimpianto) di un partito d’opposizione lo ringraziava per aver rinunciato ad una candidatura per la Camera dei deputati, non avendo voluto approfittare della breve notorietà derivante dalla sua professione. In quell’anno, infatti, e in quello successivo, l’autore fu mio docente universitario. Poi, qualcosa o qualcuno (non credo quel segretario) deve avergli fatto cambiare idea, e nel 1979 venne eletto alla Camera (anche col mio voto, sì).

P.S. Già, poi c’è anche l’anziano cantautore di Pavana che, intervistato dall’Huffington Post, dice che voterà lì, anche se Renzi non gli piace: “di solito ho da far cose più serie, costruir su macerie o mantenermi vivo“.

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