Ci abitava un sacco di gente che conoscevo, maschi e femmine, più o meno coetanei e la scuola era quel prefabbricato blu che c’è in mezzo al corso. Credo che fossimo tutti felici.

Mi si è spezzato un dente.

Ma non è una tegola, è una goccia. Quella, esattamente quella del proverbiale vaso.

Gutta cavat lapidem, dicevano, che però, nel caso in esame, è tutt’altro che un’esortazione, quanto un destino; e infatti mi sento molto poco “dolomitico”.

Mi ci vorrebbe un “progetto”, oppure le stagioni di quando non facevo progetti, che non sono solo quelle del prefabbricato blu. Nel giro di quindici giorni ne son saltati due (uno di sicuro), ragion per cui, e dato per scontato che nonostante il clima pasquale non mi riuscirà di far resuscitare il “mitico” Nokia, (così definito dal tecnico esperto in esumazioni, rintracciato nella lontana periferia di case a torre, fabbriche dismesse e supermarket), l’obiettivo a breve è quello di acquistare un altro cellulare.

Per quel che serve.

Dire “a nulla” è certamente eccessivo, ma per un misoneista moderato quell’acquisto è un Rubicone che mi eviterei volentieri. Era anche un modo di sopravvivere quello di tenere in tasca un Nokia 3310 con la suoneria dell’Internazionale, anzi: la medesima più che una suoneria la definirei una “sigla”, quasi certamente nessun nuovo modello mi consentirà di inserirla (non volendo scaricare nessuno di quegli orribili suoni da Internet) e così sarò ancor più silenzioso del solito.

Mi si è spezzato un dente ed anche qualcosa di meno evidente.

Questa per le stagioni che vanno:

Stava nel volume 1. Il negozio di dischi era di fronte al mobilificio sulla strada che portava dalla scuola media verso casa, probabilmente l’ufficio postale lo allargarono dopo e la vetrina coi dischi sparì. In esposizione ovviamente non c’erano i grossi  Lp, ma solo i piccoli 45 giri, e il suo era Nuvole barocche. Sarà stata la prima inconsapevole lezione di storia dell’arte?

Chissà, senza Internet e senza telefonini non ci mancava nulla.

Va bene così, in fondo è una canzone ottimista e poi, proprio stasera, grazie a Facebook scopro che uno che abitava lì sopra e che pensavo fosse morto in un incidente d’auto, è invece vivo (e lotta insieme a noi, questo non si può dire) ed è in pensione.

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