Prima di assumere questa forma un po’ parossistica di ricerca attraverso la rete di canzoni di origine greca (non tutte connotabili come “politiche”, anche se all’inizio si imponeva certamente quel movente), il mio incontro con quel tipo di musica ha origini lontane, quando ancora Mikis Theodorakis era, per me, poco più di un nome che collegavo forse soltanto alla famosa danza di Zorba. Come d’altra parte ho già detto qua: https://musicaememorie.wordpress.com/2014/03/21/i-ragazzi-del-pireo/
A metà degli anni ’70, invece, vado a Milano per un concerto dal titolo “Rosso un fiore”, suonano e cantano tutti i numerosi musicisti che allora seguivamo il più possibile in ogni dove: dai Palasport ai teatri, dalle minuscole Feste dell’Unità di quartiere sino alle più mastodontiche Feste a carattere nazionale. Italia quanto sei lunga, scrisse Giovanna Marini in un librettino col quale rievoca gli entusiasmi e le fatiche di quei loro lunghi tour attraverso a penisola; fu un periodo irripetibile di “gioia e rivoluzione” come cantavano Demetrio Stratos e gli Area, quando per una breve stagione parve che la svolta a sinistra fosse solo lì, dietro l’angolo, ed anche alcuni cantautori “tradizionali” incrociavano percorsi e serate con quelli “politici” del Nuovo Canzoniere Italiano, sino ad allora per lo più confinati nella misconosciuta etichetta discografica dei Dischi del Sole. Incrocio politico musicale che non casualmente viene rievocato nel brutto film (ma allora non ci parve tale) di Paolo Pietrangeli: I giorni cantati (1979); o se, invece, ci parve tale glielo perdonammo subito in nome di Contessa, delle altre canzoni e, soprattutto, in virtù del suo primo bel film-documento intitolato Bianco e nero (Forse soltanto i cinefili non gli perdonarono l’essere figlio di un padre regista molto più bravo di lui).
Fu in quella tarda primavera del ’75, all’Arena di Milano, che ascoltai una o forse due (dovrei controllare una vecchia musicassetta registrata in loco) canzoni greche eseguite, assieme alle poi notissime Stalingrado e La fabbrica, dagli Stormy six. https://www.youtube.com/watch?v=_c3ka9875oc Il gruppo eseguì quella canzone, non senza difficoltà come ricorda nel suo libro Franco Fabbri, in lingua originale e spiegandone la genesi; ma fu proprio quell’ascolto che mi consentì di recuperare successivamente un disco di qualche anno prima, inciso in italiano dal Canzoniere internazionale: Questa grande umanità ha detto Basta! che conteneva altre due canzoni di Theodorakis.
Solo molti anni dopo, invece, scoprii che esistevano altre versioni italiane di canzoni greche, affidate alle voci di Iva Zanicchi prima e di Milva poi, alcune in una traduzione, credo abbastanza fedele, di Sandro Tuminelli, un attore e cantante che parecchi della mia generazione avevano conosciuto, credo, in un famoso sceneggiato televisivo del ’68 intitolato La freccia nera (canzone sigla indimenticabile https://www.youtube.com/watch?v=wNDKVz7cWoA ) .
In sintesi, dunque, le prime canzoni furono queste: Otan Xtupeseis Duo Fores cantata dagli Stormy Six e poi Una è la primavera (Ena To Chelidoni) e Il Mattatoio (To Sfaghio) incise dal Canzoniere Internazionale già nel 1972. https://www.youtube.com/watch?v=sQ26fJvSqyY ;
qui l’originale: https://www.youtube.com/watch?v=QOKBFtKZmOQ
Questo è Il Mattatoio in versione italiana: https://www.youtube.com/watch?v=rZ242ETr4FI e qui l’originale eseguito a Berlino Est nel 1974 https://www.youtube.com/watch?v=7eSsl_YfmKs
Ma in quel decennio di anni “formidabili” (per citare un vecchio protagonista) il tempo volava e con esso gli amori (spesso poco durevoli). Abbandonai per altre e più recenti passioni la canzone greca, anche se proprio in quel torno di tempo frequentai un poco il gruppo torinese Cantovivo, questo: https://www.youtube.com/watch?v=GRfZKtYGX4A ed ascoltai da loro una versione di To Sfaghio che loro titolarono Andrea e venne poi pubblicata in un CD dal manifesto nel 1996.
Il fuoco della passione si riaccese molto più in là con gli anni. Forse con un casuale ritrovamento al mercato dell’usato di un vecchio Lp di Iva Zanicchi: Caro Theodorakis … Iva. Dopo i lontani “fasti” sanremesi, avevamo già avuto occasione di rincontrarla berlusconiana in Tv, ma la scoperta di quel vinile me la rese un pelo più simpatica, e scorrendo i titoli scoprii che, in verità, avevo alle spalle almeno un altro dimenticato incontro con la musica di Theodorakis. Si trattava de Il ragazzo che sorride, una vecchia canzone di Albano Carrisi, versione molto depurata nel testo di uno dei più celebri motivi del compositore greco: To gelasto paidi. Non so se riascoltandola mi venne subito in mente la colonna sonora del film di Costa Gavras Z L’orgia del potere (che, certo, in quel decennio “formidabile” avevamo già visto), ma fu certamente in seguito a questi occasionali ritrovamenti e riscoperte che mi innamorai di Maria Farantouri.

Dapprima scoprii quel disco “The Hostage” (1972) nel quale Theodorakis aveva messo in musica alcuni testi di un poeta e romanziere irlandese, Brendan Behan, un ribelle, come è stato definito sulle pagine de il manifesto qualche settimana fa, uno che un giorno, presentatosi alla dogana spagnola e richiesto di specificare il motivo dell’entrata rispose: “Sono venuto per partecipare al funerale di Franco”. Alla replica stupita del doganiere che precisò l’essere il Generalissimo ancora in vita, Behan rispose serafico: “Vorrà dire che aspetterò”.
Il seguito fu un fiume in piena, comprensivo di scoperte, riscoperte e collegamenti. Fra le prime incisioni che la Farantouri aveva fatto con Theodorakis (1965) c’erano sicuramente le Sei canzoni e la Trilogia di Mauthausen. Quest’ultima comprendeva, per esempio, L’evaso (O thrape’tis) https://www.youtube.com/watch?v=Nzj0uKi5-x0 che io avevo già ascoltato da Paola Contavalli, una componente del Canzoniere delle Lame (un gruppo bolognese piuttosto attivo nel circuito della canzone politica); fra le Sei canzoni c’era invece Il sogno è andato in fumo (T’Onjiro Kapnos) https://www.youtube.com/watch?v=cWydM_RKgoI che era, appunto, uno dei pezzi incisi dalla Zanicchi.
Molte altre sono le canzoni della Farantouri (belle e non tutte di Theodorakis, anche se per molti anni fu lei la voce femminile preferita del compositore), scoprii inoltre (e non fu scoperta superflua) che la Farantouri era impegnata politicamente nel PASOK, ma proprio su questo piano non mancai di trovare un’altra cantante , purtroppo scomparsa in giovane età, altrettanto brava ed impegnata politicamente, vale a dire Maria Dimitriadi.
Senza sottacere il contributo di Theodorakis e di altri compositori e musicisti che le riproposero, fu però soprattutto grazie alla Dimitriadi che scoprii le canzoni della Resistenza greca . Uno dei primi incontri fu un ritrovamento (qui cantano in due, Dimitriadi e Farantouri): https://www.youtube.com/watch?v=xlIKwiuNf0o
era esattamente la stessa canzone degli Stormy Six in quella lontanissima sera del ’75.
Ma dicevamo della Resistenza in Grecia. Questa https://www.youtube.com/watch?v=whvQOxsvv1o l’abbiamo sentita in tante lingue (l’originale è russo), ma ce ne sono anche di originali: https://www.youtube.com/watch?v=OGW0njGYGo8 o queste: https://www.youtube.com/watch?v=DK6MftMyLbE, https://www.youtube.com/watch?v=E8Xftq0UORM
Non solo voci femminili, però, questo è Petros Pandis: https://www.youtube.com/watch?v=wxFCs2IbX4A
Poi c’è tutto l’ampio repertorio delle canzoni scritte da Theodorakis durante il periodo della dittatura dei colonnelli, spesso su testi di poeti greci del ‘900, composte ed uscite clandestinamente dalla Grecia, spesso note a Parigi o in altre città europee mentre Theodorakis era ancora in prigione. Ma questo sarà occasione per una prossima pagina di appunti.

Annunci