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E’ un po’ come quando vai in montagna e ti trovi davanti un torrente da attraversare: calcoli le distanze, poi salti sulle pietre affioranti e sei già di là, in un prato fiorito (ma perché la cosa sia realistica coniuga tutti i verbi al passato, oppure cala il numero di sigarette).
I primi sassi son ravvicinati e non è difficile; metti il primo piede sulla canzone greca, e trovi già il secondo ch’è Maria Dimitriadi, il terzo è Nazim Hikmet, e per arrivare al sasso che porta il nome di Parto delle Nuvole Pesanti il balzo è inaspettato e un po’ più lungo, ma eccoti qua:

E poi si sa: chi cerca quel che non trova, trova quel che non cercava ed arrivare in Turchia partendo dalla Grecia non pare neanche un gran salto; invece è una rivelazione.

Le canzone degli uomini son più belle degli uomini stessi, / di speranza più piene, / di tristezza più pregne, / più longeve di loro.
Più degli uomini ho amato le loro canzoni.
Senza gente sono pure campato / senza un canto non scampo.
Né mai mi canzona canzone.
Le canzoni le ho sempre afferrate nessuna è straniera.
E niente a ‘sto mondo di cibi e bevande, / di viaggi e di giri, /di cose sentite e guardate, / toccate e capite / e niente, ripeto, di niente più delle canzoni mi ha reso felice

(in: Nazim Hikmet, Poesie d’amore e di lotta, (1960), Mondadori, 2013)

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