Un film che non mi suscita emozioni non riscontra il mio favore. Buon per lui (loro) se ha preso l’Oscar, ma la cosa mi lascia indifferente. Abbastanza. Quel che non m’è piaciuto sono i personaggi: distanti da me e dal mio interesse. Forse una parte di loro viene da La terrazza (altro film, altra storia, altri anni, altro livello – pur senza l’Oscar), e se così è, l’involuzione dei costumi e il degrado culturale li avevamo già visti, letti e sentiti in questi ultimi decenni. Il fatto che non mi emozionino più (non ci emozionino: non sono il solo, a quanto pare), che suscitino sempre minore indignazione è certo un fatto non positivo e ce ne dobbiamo crucciare, ma non è certo quella la realtà tout court.
Ma poi: è davvero solo storia di questi ultimi decenni? Perché noi ce lo ricordiamo quel famoso titolo sul Mondo: Capitale corrotta, nazione infetta, che mi pare addirittura precedente a La dolce vita. Noi che abbiamo velocemente trasformato il titolo di quel film di Fellini in una locuzione d’uso corrente, dimenticando altrettanto repentinamente che in quegli stessi anni si stava allestendo il “piano Solo”, forse avremmo ancora un discreto udito qualora sentissimo in vicinanza un “tintinnar di sciabole”, ma i “nani della finanza internazionale” non sono mica quelli di Biancaneve: loro non cantano e lavorano in silenzio.

A scanso d’equivoci, dico subito che non c’è sul mio orizzonte sentimentale nessuna compagna G.T., anzi: sto invecchiando da più o meno 35 anni accanto alla stessa stupenda compagna (che è uno dei non troppo numerosi aspetti della mia personale “grande bellezza”); ma alla domanda che il compagno Mario affidava al Congresso non fu mai data risposta, così che ognuno cercò la sua soluzione personale.
Jep Gambardella la sua (non migliore interpretazione) e Sorrentino ci fece un film.

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