Giovanni Pesce, nome di battaglia “Ivaldi” o “Visone” morì a Milano nel 2007. Era stato in Spagna con le Brigate internazionali (El ejercito de l’Ebro / …) e poi nella Resistenza con i Gap a Torino e a Milano.
Personaggio noto anche dopo; anche quando, dopo il ’64, lasciò l’incarico politico di consigliere comunale. Alcuni suoi scritti, Senza tregua, per esempio, divennero per alcuni una sorta di best-seller, di più: un manuale di comportamento.
Morì comunista ed anche in parziale dissenso col partito di Rifondazione nel quale era entrato, conseguentemente alle idee manifestate per tutta la sua vita, nel 1991.
Va bene; questo era solo per introdurre la canzone.

La questione di oggi, invece, era un’altra.
Comincia a morire un po’ troppa gente con un’età vicina alla mia, o addirittura più giovane. E, un po’ per via dell’età, un po’ perché questa città sembra grande, ma in fondo ci si conosce più o meno bene quasi tutti …, la cosa un po’ mi turba.
Lei già conosce le inquietudini della mia ipocondria, ma anche la patetica mia convinzione che la vita, in fondo, non è che una malattia mortale; giustificazione che va bene, funziona, quando non ti viene il fiatone dopo una corsa, o non ti squassa il torace un colpo di tosse, o quando fuori (e dentro) c’è il sole.
Ma oggi, come vede, nevica.
Se fossi rimasto a vivere là dove sono nato, forse la neve l’amerei di più. Forse. In verità non ricordo, nei miei anni giovanili poi trascorsi in città, d’aver provato qualche fastidio per la presenza della neve sui marciapiedi o per le strade. Giravo: a piedi, in pullman, senza problemi. Anzi: lo so che è impossibile anche statisticamente, ma io non ricordo che a Torino abbia mai nevicato, quando ero giovane. La nebbia, sì, qualche lunga giornata di pioggia, ma per il resto, tutti i ricordi della mia giovinezza sono contrassegnati dal sole.
Il manto di neve che si va depositando ha qualcosa di funereo. Fossimo in Giappone, forse, mi si comprenderebbe meglio. D’altra parte era Antoine a cantare: “Cade qualche fiocco di neve / tutto tace ormai da più di un mese / neanche la radio dice: Ah!”. E concludeva: “son tutti morti eccetto io e te”.
Anzi: la possiamo pure ascoltare

Va bé, se riesco a spostare la macchina, stasera crcherò di distrarmi con le prove del nuovo spettacolo del coro.

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