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Già … per chi?

Quando facevo l’insegnante, mi capitava (non dico spesso, ma insomma …) di leggere negli occhi di fronte la desolazione, il disorientamento (forse era un po’ anche fascinazione, se in questo non vi è troppa vanagloria), che dovevo però rapidamente rilevare e compensare poiché, di fatto, su quelle cose che stavo raccontando li avrei poi interrogati, e tante di quelle mica c’erano sul libro.
Allora mi fermavo; ma prima di recuperare un filo che forse avevano perduto fra un inciso e l’altro, dicevo sempre una cosa che mi permettevo in quanto avevo di fronte degli adulti (non l’avrei mai detta a degli adolescenti): ma come cazzo fate a non sapere ‘ste cose? Dove siete vissuti sino ad oggi?
Ridevo io, sorridevan loro. Entrambi a malincuore.
Poi con pazienza provavo a ritessere la tela in un intreccio disteso e uniforme, mettendoci dentro quanto più filo possibile, ma già proponendomi di chieder poi loro solo una parte di quel che avevano ascoltato. Il resto, mi son sempre detto, l’ho seminato comunque, chissà …, magari darà frutti tardivi.

Se invece “il pubblico” non ce l’hai proprio lì davanti, e quindi non ne puoi cogliere le reazioni immediate, la questione è diversa. La domanda “per chi?” te la devi porre.
Te la devi porre?
Davvero te la devi porre?
Mah! Ragionevolezza vorrebbe risposta affermativa, però …
Se mi metto a scrivere una cosa – sì è vero – forse penso, alla lontana, anche ad un lettore. Onestamente, però, e probabilmente questo è un limite insormontabile, si tratta di un lettore col quale ho in comune ben più di qualche cosa, uno al quale non devi spiegare, stando seduto sulla cattedra o passeggiando fra i banchi, ogni tuo riferimento. Uno che ti sta dietro, come il tender alla locomotiva, magari ogni tanto sbanda (per colpa tua) ma ti segue.
Certo, abbandonato il porto sicuro di quelli che conosci davvero bene, la navigazione in mare aperto offre più d’un’incognita, fra chi ti dirà: riconosco questo posto senza averlo mai visto, e chi invece appare totalmente immemore del nome d’una fabbrica un tempo celebre, ma oggi fuori dalla cronaca quotidiana.
D’altra parte è comprensibile, esclusi gli addetti ai lavori (ma chi sono davvero gli “addetti ai lavori” della nostra storia?), per sapere il giorno della morte di Moro – tanto per dire – la stragrande maggioranza va su Wikipedia, ma di tutti costoro quanti sanno anche collegare quella data all’omicidio di Peppino Impastato?

Io, invece, parlo spesso del passato (in fondo è la cosa che conosco meglio), anche se talvolta uso il presente come trampolino; e in questa navigazione “in solitario” (Film discreto, anche per uno come il sottoscritto che non ama il mare) effettivamente la cosa più interessante è ritrovarsi con un “clandestino” a bordo.
Capita solo nei film?
Forse capita solo nei film.

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