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“Essi (Garaudy e Ernst Fischer) sono troppo indulgenti verso l’arte ‘moderna’, verso i vari Ionesco o Musil o Beckett. Ben poco dell’arte moderna è destinato a restare. Io mi avvicino ormai agli ottant’anni, divento sempre più ‘antimodernista’ e vedo la storia della letteratura come un gran cimitero: migliaia di pietre tombali e ben poche voci capaci di parlare ancora oggi. Fra trent’anni, nessuno parlerà di questi personaggi.”
(Intervista di Rossana Rossanda a G. Lukàcs, a Budapest nel 1965. In R. Rossanda, Quando si pensava in grande, Einaudi, 2013).
Naturalmente anche i grandi filosofi, in tempi bui e tempestosi, tengono più alla loro pelle che ad eventuali sentenze scivolate fra le righe d’un intervista. Non a caso dice: “fra trent’anni”, quando ormai sarebbe stato sicuramente domiciliato nel purgatorio eterno (ché quello ci tocca) dei comunisti.
Ma questo a (parziale) giustificazione del titolo.

Allora: la cosa va così. 13 a cena con polenta e spezzatino, trippa, salsiccia (e salsiccia di Bra), verdure e formaggi. Dolci casalinghi di varia provenienza, vino buono in quantità moderata, caffè e grappa. Chiacchiere varie, nulla di particolarmente impegnativo poiché si presume (e qualcuno spera) che Renzi avrà il pallino in mano e così avremo il neoliberismo alla toscana, assai meno digeribile dell’insieme delle vivande elencate qui sopra. Alla domanda se ancora fumo la risposta è affermativa. Usciamo sul balcone e la seconda domanda è prevedibile. Me la pongono più o meno tutti e non ho ancora ben compreso cosa devo rispondere. In genere vado a braccio e dico che in pensione si sta bene, qualcuno insiste per avere dettagli e allora rispondo che si sta bene un giorno sì e quell’altro no. Così tutti son contenti: quelli che da lontano hanno inquadrato l’oasi, coloro che pensano sia un miraggio e quelli che han cancellato il termine dal vocabolario. Ma scrivi sempre?

Non sono andato a capo per caso: c’è una lunga pausa. La risposta giusta sarebbe: Faccio quel che ho sempre fatto. Musica e parole (o se più vi piace: musicaememorie). La risposta esatta invece è stata: se mi commissionano qualcosa. Ci conosciamo da un po’, però non si può dire che si sia cresciuti assieme, ero già “grande” quando lei portava ancora i calzettoni bianchi, ma pare che non sia un problema e la domanda vien giù liscia come un quattro di spade con briscola di coppe. Me lo scriveresti l’abstract di una relazione? Su cosa? chiede l’ingenuo pensionato.
Bé, per un ipocondriaco (e mica da poco) una relazione medica può anche essere vista come una sorta di cura omeopatica, scongiuro, esorcismo, no? Va bé, vediamo. Non è pane per i miei denti le ho detto, cercando di salvare i pochi “carichi” che avevo in mano.

Ha risposto che quel che ho scritto va benissimo e mi ringrazia infinitamente.
Dall’inizio della cena alla sua risposta son passate meno di 48 ore.

io ti racconto la mia vita / il mio passato e il mio presente / anche se a te lo so non importa niente

P.S.
tutto questo, anche se non pare, è una riflessione sul tempo andato e sulle attese inutili (Il tempo scorre era un titolo riassuntivo di ricordi e scarse amenità quando ancora non avevo esatta consapevolezza delle dimensioni della questione).
Gli ottant’anni di Lukàcs allora, i quasi novanta della Rossanda oggi e i miei che fra poco torneranno ad esser dispari; invece Beckett mi pare continui a funzionare benino, un po’ meno gli altri due, mentre Ernst, Roger e Gyorgy sono ormai roba per specialisti, o volumi da due euro sulle bancarelle dell’usato.
Comunque questo è un periodaccio e non è che lo si possa tanto raddrizzare. La canzone, più o meno, anche se Pagani non vi ha messo neanche troppo del suo rispecchia (sussulto di Lukàcs) il mood.

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