Alla richiesta di ricordare una delle sue primissime impressioni musicali, M. ha tentennato anche più del dovuto, al punto che stavo per soprassedere proponendogli una seconda questione; non soltanto palesava incertezza ma proponeva una indistinta serie di remore alla tempestività della risposta, queste andavano dalla fallibilità della memoria (cosa che notoriamente fa appunto parte dell’esercizio) al fatto che molta era la musica ascoltata nella sua età giovanile “la radio era sempre accesa” dice, musica forse dimenticata e ora disposta a strati insondabili nel fondo della coscienza, gli risultava pertanto impossibile una fedele ricostruzione cronologica.
Ma proprio un attimo prima che mi decidessi a formulare la frase successiva : Bene, mi parli allora del primo racconto che ricorda; già attendendomi per l’ennesima volta la riproposizione della storia del ragazzino olandese che fermò il fluire delle acque chiudendo con un dito il foro nella diga, proprio in quel momento, mentre schiacciavo il mozzicone di sigaretta nel posacenere, M. rispose in uno stentato francese: J’entends siffler le train. http://www.youtube.com/watch?v=W_UbNicrWXk
Mentre me l’accennava a bocca chiusa ho controllato. E’ un brano del 1962 che non conoscevo, se non in una recente versione parachopiniana di Franco Battiato, musicista che non mi ha mai convinto, né quando scimmiottava Stockhausen né con i suoi ripetuti Fleurs più recenti. http://www.youtube.com/watch?v=HG5uyB6R04I
Mi è parsa, comunque, una risposta non rispondente a verità, poiché è praticamente impossibile che M. non possegga memorie musicali precedenti ai suoi dieci anni. E’ pur vero, però, che anche una risposta zoppicante è rivelatrice per quel che ci riguarda. M. ha infatti aggiunto che non soltanto ne ricordava la melodia ma anche alcune parole in italiano, poiché pare che il cantante, un certo Richard Antony, fosse all’epoca discretamente noto anche in Italia tanto da riproporre, in tempi molto ravvicinati alla versione originale, una sua cover in italiano. http://www.youtube.com/watch?v=cHGGsHHs1MI
A questo punto il caso diventava oltremodo intrigante, poiché si trattava, per parte mia e senza darne conto a M., di capire se quell’imprinting melodico: ta- ta-ta, tatata-ta, si fosse fissato di per sé (per virtù unicamente musicali, diciamo), o se avesse invece abilmente profittato delle parole del testo, dove termini come illudere (illudersi), cercare, partire, tornare, lontano, mai, appaiono a me incistati in profondità nella coscienza di M., quand’anche egli ne faccia un uso verbale assolutamente parco e mascherato.
Riflettevo su questa cosa, profittando dell’ennesima sigaretta che mi ero acceso alle sue spalle, quando M. aggiunse: In realtà questa canzone non è francese, anche se quell’ J’entends siffler le train sembra suonare così naturale in quella lingua. E’ una canzone americana. La cantavano Peter Paul & Mary e poi anche Joan Baez. Naturalmente l’ho scoperto qualche anno dopo, ha aggiunto. Ma lei non deve dimenticare, ha poi proseguito come se avesse intuito le mie perplessità, che le mie prime parole d’inglese le imparai sui banchi della scuola elementare, durante le ore di doposcuola; e che, infine, quel “five hundred miles” ripetuto suona un po’ come una sorta di … ninna nanna, forse. Non le pare? http://www.youtube.com/watch?v=stwt_ew6Bac
E se era una ninna nanna, è certo che me la canticchiavo da solo.
E’ altrettanto certo, però, che il tempo ci è ostile, ascolti come me l’hanno rovinata, ha detto prima di andarsene.

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