Settimana intensa a tal proposito. Si cominciò con i complimenti al video realizzato per il sessantenne che celebrava il raggiungimento della cifra rotonda. Una festa a sorpresa come oggi usa e dove incontrare qualcuno che non vedevi da tempo è fatalità e piacere.
Poi misi su Facebook un paio di video della mia “lezione ultima”, stimolato dal fatto che un amico me ne aveva spedito un pezzetto, e su quei brevi minuti di discorso interrotto piovvero commenti e click anche da spazi e tempi non recentissimi.
Sabato visita al cimitero montano, dove in due loculi affiancati si sorridono due che ex non lo saranno mai, poiché padre e madre lo si è per sempre, anche oltre i limiti della vita terrena, quella che al ruolo di figlio accosta successivamente anche quello di padre e poi nonno (sempre che si faccia in tempo).
Sulla strada del ritorno tappa mangereccia nel locale alla moda del rubicondo signore coi baffi che, fra i suoi molti pregi, non può certo annoverare il suo conclamato appoggio per la segreteria al candidato più frizzante di quel che resta di un partito ex comunista. L’ex, questa volta, lo incontro uscendo dal bagno. Un viso fra i tanti che non tarda che pochi secondi ad illuminarsi con nome e cognome; poi la storia corre velocemente a ritroso, fino a quella tarda mattina d’autunno e ai suoi trucidi richiami di guerra intonati sull’aria di Jesus Christ Superstar: “brucerà, brucerà / porca puttana se brucerà”. In attesa del piatto del giorno, lui sgranocchia silenziosamente un grissino mostrando attenta concentrazione alle parole della bionda signora che gli è seduta di fronte. Non so chi sia, ma i miei molti “pregiudizi fisiognomici” mi suggeriscono che, forse, anche lei, quel mattino, intonava quello slogan. Se così fosse, la cosa non mi dispiacerebbe poi troppo: al di là della persona e del fatto in questione, io ho sempre una discreta simpatia per chi si mantiene fedele ad alcuni stereotipi. In quel momento,però, ancora non sapevo che – scegliendo nella cospicua polluzione di eventi proposta da questa città senz’anima – la sera avrei partecipano ad una presentazione di libri ed altre opere artistiche proprio nel luogo dove lui era rimasto per qualche tempo, prima di dichiararsi, a sua volta, ex.
Dall’esedra si sale ai bracci. Lunghi corridoi affollati di addetti ai lavori che si scambiano numeri di cellulare e biglietti da visita, ma anche un consistente numero di giovani artisti in cerca di opportunità o semplicemente di un modo diverso per bere una birra. E poi quelli come me, che guardano chi guarda.
Dotato di altezza da cestista, che un tempo, ai cortei del primo maggio, gli consentiva di non sfigurare nella prima fila accanto a Fassino e a Pecchioli, anche lui sembra più interessato al pubblico che alle opere. Il suo sguardo percorre i lunghi corridoi e gli occhi chiedono d’essere riconosciuti. Come per quell’altro mio ex allievo, fuori di qua, sulle cui recenti vicende hanno titolato i giornali cittadini e non, talvolta una stretta di mano o un “mi piace” cliccato su Facebook hanno l’effetto d’un cucchiaino di miele su recenti sentenze passate in giudicato. L’orso Yoghi sfidava anche il ranger pur di arrivare al miele.
Nel giardino interno c’era il primo, fra gli organizzatori; all’uscita il secondo. Cucchiaini di miele anche per me, da entrambi.
– Ma come? Già in pensione? Ma se ti sei sempre divertito con noi al serale!
Il cognome ha dovuto rammentarmelo lui (troppi anni, troppe iscrizioni fatte), ma ricordavo bene la faccia e poi la cartolina che mi spedì, un mese dopo la maturità dal Sudamerica. Sta terminando Architettura.
E’ vero: ci siamo anche divertiti parecchio. Ma ora tocca a voi.
Io sono un ex.

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