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Questa è un’oraccia, diceva sempre Giulio Manieri, ed erano all’incirca le cinque del pomeriggio, anche se nel finale poco prima del suicidio (un gesto che solo noi si sa apprezzare, mica i cortigiani, come oggi li ha definiti Zanda. Cortigiani vil razza dannata …) l’oraccia corrisponde alle tre del pomeriggio. Giulio Brogi (che doveva comparire anche ne La grande bellezza, ma la scena è stata poi tagliata) piaceva ai Taviani, molto io credo, forse più di Volontè che pure fece un paio di film con loro. Forse Brogi (che in San Michele aveva un gallo era davvero perfetto: uno Jacopo Ortis maturato al sol dell’avvenire senza più l’assillo di Teresa) era più conciliante con le scelte ideologiche dei due fratelli, mentre si dice (lo dice Petri) che Volontè fosse … più polemico.
Ma forse non c’entra niente, forse son solo questioni di scadenze, impegni diversi … cose di cinema insomma.

Salgo lungo la strada che porta a Superga per vedere l’arrivo della Milano – Torino. Cielo grigio su / foglie gialle giù. Però la California ha smesso da un pezzo di farci sognare, come Simon & Gartfunkel qui sopra del resto. Oggi, poi, non è in gara neppure il mio corridore preferito; cammino in salita più che altro con la voglia di contare i battiti che salgono che per la voglia di vederli passare. Però passano due volte e ne val la pena.

L’oraccia si superava con l’ennesima messa in scena del teatrino personale (sempre presente, nei Taviani, questa idea del “teatrino”): “tu Battilana, qui alla mia destra, e tu Mannoni a sinistra. Compagni …”.
Niente, non gli riesce più, non ce la fa più Giulio Manieri. E si butta. Sull’altra barca, intanto, ridono, scherzano, amoreggiano … Fanno cose che poi abbiam visto fare una decina d’anni dopo * (il film è del ’73). Sullo schermo non si vedeva, ma il prof disse che c’era una terza barca. Sicuramente non alludeva a quella di D’Alema (allora in FGCI) che invece è l’unica che abbiam poi visto noi. I reduci. Ma il prof era molto benevolo con i Taviani e apprezzava in loro qualsiasi pessimismo della ragione.
Diedi un esame sui Taviani (opera completa). Due volte perché 28/30 mi pareva poco, ma mi fu riconfermato e me ne andai di malumore anche se la media complessiva non ne risentiva che di qualche decimo di punto.
Bravissimi i Taviani, comunque, almeno in tre o quattro film. Ma per capire dove sarebbe andato a finire questo paese forse sarebbe stato più opportuno un corso monografico su Dino Risi. A partire dal Sorpasso.
“Ed io me la portai al fiume / credendo che fosse ragazza/ invece aveva marito”. Non è proprio un caso, anzi, che sia Gasmann a sopravvivere. “ E’ di coso … quello spagnolo … quello un po’ …”.
Ma “Cuando mataron a Lorca, –porque a Lorca lo mataron–“, anche allora, forse erano le cinque della sera.
Un’oraccia.
* vabbè, se chiedi dove?, significa che non hai capito niente

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