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Non ascoltava Pesci nelle orecchie da un sacco di tempo, anche se Ipertensione era forse il disco di Vecchioni che più aveva apprezzato, quando era giusto apprezzare Vecchioni (o, almeno, quando lui riteneva che il professore cantante scrivesse parole significanti e non soltanto canzonette).
Quanto al film di Bergman, era dai tempi dei cineforum che non lo rivedeva, anche se quella meticolosa attitudine a “costruirsi un percorso”, magari camminando a ritroso per colmare lacune reali o presunte, lo aveva poi spinto ad acquistare la VHS ed anche – mah, chissà! controllare doveva – persino il DVD.
Dice che non c’era ragione precisa, s’era incamminato così: oziosamente. Avverbio che, tuttavia, gli pareva di pesantezza dolomitica ora che il fiume, nel quale lui sapeva di non potersi più bagnare, aveva ripreso a scorrere.
Notò subito che Dolores Ibarruri aveva attraversato la strada trovando casa dove ricordava esserci stato un fruttivendolo, mentre il “Che” era rimasto al di qua. Dice che i due, tuttavia, a suo giudizio erano ancora in contatto, seppure in spazi più larghi e distinti. Sui muri intorno, sempre nelle stesse postazioni, nuovi manifesti, “parole appese contro i muri” come in quella quarantennale canzone di Guccini, dice, così estiva e dissonante, però, in questo equinozio d’autunno. Paradossale, pensò, che quei “visi di carta che non dicono nulla e che nessuno più guarda” fossero concentrati in quel breve tratto di strada, in un quartiere dove la sinistra (quella rossa come quella incolore) era in calo di consensi (come dappertutto) e incalzata dai grillini.
Il bar non aveva più l’aria da bottiglieria spacciata all’epoca delle osterie chiamate piole, e aveva sostituito il tavolo da biliardo con le macchinette mangiasoldi; in compenso la barista aveva un nome consonante con la plastica e i metalli dei nuovi arredi, un sedere basso e la scollatura d’ordinanza.
Dice che scappò velocemente verso le panchine in cerchio sotto gli alberi, dove un gruppo di giovanissime torinesi stava contendendosi la supremazia dei luoghi d’infanzia dei propri genitori: meglio la Calabria o la Sicilia? Ben presto furono esaurite le eccellenze considerabili (o quelle conosciute), pertanto si passò alla pars destruens scivolando rapidamente in un florilegio di luoghi comuni, ma alla mafia nessuno contrappose la ‘ndrangheta, dice, così che Belen e il suo matrimonio divennero il nuovo argomento da commentare in coro.
Il vero e proprio posto delle fragole era molto più piccolo di come se lo ricordava, ma dice che è un fatto normale, che c’è una teoria per questa cosa. In realtà il luogo gli parve persino un poco in abbandono, nonostante la lunga cancellata in ferro con portoncino, che gli avevano posto innanzi, assieme a quella targa blu “municipio” che avevano inchiodato sopra, ne denunciasse un uso quotidiano.
Ma la cancellata è scandalosamente rugginosa, dice; e la ruggine, si sa, è nemica delle fragole.

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