Favoloso tempo dell’eccitazione, quando fu importante contare i voti, poco importava donde venissero (in fondo all’egemonia della cultura di sinistra ci si credeva; anche se il già noto intellettuale, che oggi offre il suo senile appoggio a qualsivoglia manifestazione NoTav, all’epoca la definiva zdanoviana.
Stare fra gli Inti Illimani e il Festival di Spoleto (anche se qualcuno in tenda e altri in albergo).
Poi qualcuno in Nepal ed altri in un qualsiasi Borgofranco di torri rosse e merlate; calette raggiungibili soltanto dal mare o come Tondelli a Rimini.
I cortei d’ottobre ricompattavano, seppur frammentati da striscioni diversi, talvolta reciprocamente ostili. L’omogeneità d’abbigliamento non lasciava assolutamente intuire che, di lì a poco, sarebbero stati partoriti gli stilisti, financo quelli delle scarpe. Per allora jabots, mocassini ed espadrillias, (come rammentava Moretti in Bianca) e scarponcini soltanto per i portatori di armi improprie (o, di lì a poco, prive d’altro attributo).
Ma quando, passata la tempesta, la femminetta tornò ad affacciarsi all’uscio giù nella piazza non c’era più nessuno. Su quel tempo, brevi commenti ancora, a mezza voce e con sorrisini stenti, sotto le volte ampie dei foyer nei brevi attimi che preludevano l’evento (parola nuova di un tempo nuovo). O nei salotti di velluto e legno antico, rimasti tal quali, e quando le parole si facevano meno prudenti il Conte zio sopiva, troncava, sorrideva indulgente sugli eccessi giovanili. – Un’ubriacatura già smaltita, soffiava parole comprensive sul biondo tè sorbito dalla porcellana cinese. Le opere complete di Mao presero la strada dei remainders, assieme ai dischi del sole, e quel poncho caraibico, acquistato anni prima alla periferia di Cuzco, venne donato alla Caritas, imponendo anche a lui un mesto viaggio di ritorno.
“ .. ma non pensate solo che noi due si sia perso l’ardore di una volta / non abbiam rinunciato alla rivolta studiamo assieme il russo al Berlitz school

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